Il primo appuntamento viene spesso trattato come una specie di esame: cosa dire, cosa non dire, quanto parlare di sé e quanto no... In realtà dobbiamo farci pace, non esiste una formula capace di garantire che due persone si piacciano. La ricerca sulle prime interazioni romantiche, però, ha individuato alcuni meccanismi (stavolta reali) che possono favorire la nascita dell'attrazione e della vicinanza. Vediamo quali sono.
Fare domande è utile, ma un appuntamento funziona meglio quando la curiosità è reciproca. Uno studio sperimentale ha osservato che quando due persone si raccontano alternandosi, invece di lasciare che una sola parli e l'altra ascolti, aumentano il gradimento, la vicinanza percepita e il piacere dell'interazione.
Quindi sì alle domande, ma anche alle risposte. Se l'altra persona racconta di aver sempre desiderato vivere all'estero, non è necessario passare immediatamente alla domanda successiva: si può raccontare qualcosa di sé, oppure chiedere cosa la attiri di quella possibilità. Questa è la dinamica più normale in una conversazione piacevole, è solo l’ansia da primo appuntamento che a volte fa “zoppicare”.
Il cosiddetto small talk ha una funzione: serve a rompere il ghiaccio. Ma, se l'intera serata rimane confinata a lavoro, traffico, vacanze e ristoranti preferiti, è difficile capire chi si ha davanti.
Una ricerca di Arthur Aron e colleghi ha studiato proprio il modo in cui può svilupparsi la vicinanza tra persone che non si conoscono. Nell’esperimento delle coppie di sconosciuti affrontavano una serie di domande personali, con un livello di intimità progressivamente più alto. Quasi tutti riferivano una maggiore vicinanza dopo l'interazione rispetto a chi affrontava domande più superficiali.
Non vuol dire che al primo appuntamento sia obbligatorio raccontare i propri traumi ma lasciare spazio, quando viene naturale, a domande come: “Cosa ti piacerebbe fare nei prossimi anni?” o: “Qual è una cosa che ti rende particolarmente felice?” ha molto senso.
Avere interessi comuni può aiutare, ma la ricerca psicologica ci fa notare una distinzione interessante: nelle prime fasi conta soprattutto quanto ci percepiamo simili all'altra persona, non necessariamente quanto lo siamo davvero.
In uno studio condotto durante eventi di speed dating, la somiglianza percepita era associata all'attrazione romantica iniziale, mentre la somiglianza effettiva risultava molto meno predittiva. Non serve quindi trovare cinque hobby in comune. Può essere sufficiente scoprire un modo simile di vedere qualcosa, ridere della stessa situazione o riconoscersi nell'esperienza raccontata dall'altro.
Sembra una regola ovvia, di quelle che gli psicologi ripetono fino alla nausea, ma c’è un motivo. Durante un appuntamento l'ascolto può diventare difficile proprio perché siamo concentrati sull'impressione che stiamo facendo.
Ascoltare non significa semplicemente aspettare il proprio turno per parlare. Significa riprendere ciò che l'altra persona ha detto, fare una domanda pertinente, ricordare un dettaglio. Anche il contatto visivo può rendere l'interazione più espressiva e favorire una maggiore intimità comunicativa.
Il primo appuntamento porta naturalmente a una certa gestione dell'immagine: si vuole apparire interessanti, simpatici e desiderabili, talvolta fino a snaturare se stessi. Anche se non amiamo dare regole di seduzione, questa la diamo: non costruire una versione di te che sarebbe impossibile mantenere al secondo appuntamento.
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