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    La tua casa parla di te
    Il rapporto con la casa è complesso e, oltre al senso di protezione e ai ricordi del passato, entra in gioco pure la personalità.

    L'arredamento non è soltanto una questione di gusto. Il modo in cui organizziamo gli spazi in cui viviamo può diventare anche un modo per raccontare chi siamo, cosa ricordiamo e, in parte, come vogliamo essere visti dagli altri. Le mode creano case tutte uguali, come fatte in serie, mentre arredare il proprio spazio in con personalità non ha prezzo!

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    Iniziamo dicendo che la casa non è uno spazio neutro. I designer parlano di place identity, il modo in cui un ambiente entra nella percezione che abbiamo di noi stessi. La casa è uno degli spazi con cui questo rapporto può essere particolarmente forte.

    Una ricerca pubblicata sul Journal of Environmental Psychology ha studiato il rapporto fra attaccamento al luogo e identità, dimostrando un legame tra la casa e il senso interiore di continuità e appartenenza. Il trasferimento momentaneo, per esempio, può mettere in discussione proprio quella continuità, comunicando un senso di spaesamento che si riflette sulla percezione di sé.

    È anche per questo che una casa completamente vuota può sembrare estranea, mentre un appartamento ancora da sistemare può iniziare a dare una sensazione di appartenenza dopo averci portato dentro le proprie cose.

    Quando si parla di arredamento e personalità, è facile cadere nella tentazione di creare un dizionario del tipo: chi ama il bianco è minimalista, chi sceglie colori forti è estroverso, chi ha molti libri è intellettuale. Come in tutti gli stereotipi c’è del vero e c’è del falso, ma è molto più interessante osservare quali oggetti decidiamo di conservare e quali vogliamo avere intorno ogni giorno.

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    Infatti le case “vere” non sono sempre e solo “aesthetic” ma sono fatte per viverci, con la voglia di avere a portata di mano cose che fanno sentire bene. Questo vale anche per fotografie apparentemente fuori contesto o mobili ereditati, ricordi, regali e oggetti quotidiani poco fotogenici.

    La personalizzazione dello spazio, infatti, non è soltanto decorazione. E persino il disordine può dire qualcosa. Per qualcuno avere tutto a vista è funzionale: gli oggetti sparsi ricordano quello che deve essere fatto e permettono di trovare facilmente ciò che serve. Per accogliere gli ospiti si deve essere “presentabili” ma per vivere ogni giorno basta stare a proprio agio.

    La ricerca più recente sull'attaccamento alla casa conferma che non è soltanto l'aspetto estetico a renderla significativa. In due studi, con 285 e 375 partecipanti, sono emersi come elementi associati all'attaccamento alla casa soprattutto la possibilità di recuperare energie, le esperienze sociali positive e la disponibilità di spazio sufficiente; al contrario, conflitti, mancanza di privacy e spazio insufficiente erano associati a un rapporto meno positivo con l'ambiente domestico. E al di là della metratura, molto dipendente da circostanze e finanze, il modo in cui arrediamo cambia la percezione dello spazio.

    E non dimentichiamo che la casa parla di un noi in evoluzione, non sempre statico. Non si tratta di arredare una volta per tutte ma di ri-arredare per sentirsi in armonia con nuove stagioni della vita. Ci vogliono soldi, e parecchi, per stravolgere completamente, ma basta trovare il coraggio di modificare i colori o buttare ciò che non serve per sentirsi più connessi con l’ambiente.

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    Ci sono case “da copertina”, impenetrabili come facce poco espressive, e poi ci sono le case vere che risuonano con qualcosa di profondo e risultano infinitamente più calde e belle.

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