«È nella separazione che si sente e si capisce la forza con cui si ama» è tra le frasi che meglio rispecchiano la visione dell'amore di Fëdor Dostoevskij, uno dei più grandi romanzieri e pensatori russi di tutti i tempi.
Ma come unire la separazione alla misura dell'amore? Può sembrare un ossimoro...eppure quanto spesso ci capita di dare per scontato qualcuno e accorgerci della sua importanza quando è lontano?
Finché una persona fa parte della nostra quotidianità, ci regala gesti, momenti, abitudini che finiscono per sembrarci normali, quasi routinari fino a dare per scontato il legame che le genera, a farci quasi allontanare, credendo che il sentimento si sia affievolito.
Poi arriva la distanza ed ogni schema va in frantumi. La routine cessa di esistere, ciò che prima passava sotto traccia diventa palpabile. Il buongiorno del mattino, la telefonala la sera, l'aperitivo del venerdì, da scontate diventano cose senza le quali non ci sembra di poter sopravvivere ed è lì che si fa strada la nostalgia, che non è solo la voglia di rivedersi ma può diventare l'unità di misura del sentimento che c'è con la persona distante.
Più c'è distanza, più ci rendiamo conto di quanto sia forte la presenza dell'impronta emotiva di quella persona in noi.
La separazione diventa il riflesso vivo dei sentimenti che ci si impone davanti e ci costringe a renderci conto di quanto stessimo dando per scontato, della profondità del legame che abita fra noi e quella persona, e di quanto quell'abitudine tanto sottovalutata fosse l'intreccio di qualcosa di vitale per noi.
La separazione non sempre significa perdita. Può trattarsi di una partenza, della fine di un periodo vissuto insieme, di due carriere lavorative che si allontanano. In ognuno di questi casi l'assenza diventa una prova emotiva: quando viene meno la possibilità di guardarsi, stare insieme, condividere il quotidiano si percepisce davvero quanto il sentimento fosse forte e cosa rappresentasse davvero per noi quella persona.
La nostalgia si rende viva fino ad interessare anche quella parte di noi che senza l'altro manca perché riusciva ad essere grazie a quel legame.
Finché qualcuno è vicino rischiamo di confondere l'amore con l'abitudine, siamo così coinvolti da non riuscire a giudicare con chiarezza. La separazione, invece, rimette in ordine la pagina, vi inserisce i quadretti e rimette in ordine i sentimenti perché diventino più leggibili
Quando la pagina si fa chiara, tornano alla mente i dettagli, quelle piccole cose che davano carne al legame. Non solo le cose straordinarie, ma, soprattutto, quelle piccole e insignificanti. Ed è proprio la mancanza delle cose così apparentemente prive di spessore che ci fa capire quanto una presenza fosse intrecciata alla nostra vita, alla nostra carne.
La separazione spesso serve a guardare un amore e a capirlo meglio, a scoprirne la profondità, a coglierne l'autenticità, nel bene e nel male.
Non sempre, infatti, un legame deve essere recuperato perché la distanza ci provoca dolore. Bisogna saper osservare la sofferenza sotto la lente giusta, quella che ci mostra cosa ci fa bene davvero.
Difficile? Molto.
Anche Dostoevskij, del resto, sosteneva che l'amore fosse un sentimento tutto tranne che rassicurante, un movimento che ti scuote l'anima rendendola più vulnerabile alle sue contraddizioni più profonde: il bisogno dell'altro, la paura di perderlo, il desiderio di essere scelti e la difficoltà di lasciarlo libero.
Anche in questo caso la nostalgia è preziosa: ci mostra che amare non ci consente di possedere. Ci sono volte in cui la forma massima dell'amore è proprio lasciare andare sapendo tenere per noi la gratitudine per ciò che è stato.
Ogni amore è diverso così come ogni separazione, l'unica costante è che ognuno di loro, col tempo, diventa un insegnamento prezioso per la nostra vita, per capire cosa vogliamo davvero e cosa no, ricordandoci di dare valore a ciò che abbiamo quando è presente di fronte a noi, perché non sia sempre necessario aspettarne l'assenza per capire chi conta per noi.
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