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    Battute cattive: quelle critiche mascherate da umorismo
    Negli ultimi vent’anni l’abitudine di “marcare il territorio” con battute pungenti si è consolidata. Quali sono le conseguenze e come conviene reagire?

    Ci sono le battute divertenti, che scaldano l’atmosfera e creano connessione, e poi ci sono le battute che gelano. In questo caso non stiamo parlando però di freddure, ma di quello che potremmo chiamare “umorismo cattivo”. Per chi riceve questo genere di battute la distinzione è chiara e immediata: se la tensione del corpo si allenta e la mente si sente più leggera è decisamente umorismo sano; se la tensione aumenta, tanto sano non è.

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    Spesso chi ha pronunciato la battuta sgradevole si accorge della reazione e mette la ciliegina sulla torta dicendo: “Dai, era solo uno scherzo!”.

    Secondo uno studio dell’università della Macedonia, che ha analizzato le tendenze negli schemi di comportamento degli ultimi decenni, da vent’anni a questa parte fare battute cattive è diventata un’abitudine diffusa. Che cosa sono, concretamente, queste forme di umorismo malsano? Non innocenti battute, ma critiche mascherate. Chi ricorre spesso a tale arma (una forma da manuale di passivo-aggressività) lo fa per marcare il proprio territorio escludendo persone sgradite, oppure per riaffermare il suo potere. Ecco perché le battute cattive abbondano nei luoghi di lavoro.

    La frase: “Dai, era solo uno scherzo!” è un capolavoro dal punto di vista psicologico. Il suo effetto è, infatti, spostare tutto il carico su chi è stato canzonato. Dal momento in cui si dichiara che la frase pungente era scherzosa, si impedisce alla persona di usare il motore della rabbia per difendersi. Impossibile, quindi, replicare con decisione. Tante volte chi è preso in giro si costringe addirittura a ridere, fingendo di divertirsi per stemperare la tensione.

    Quando si riceve una battuta cattiva, condita con la dichiarazione che si tratta di uno scherzo, si comincia a mettere in dubbio il proprio giudizio. “Sono troppo sensibile”, “Perché me la prendo?”, “Non capisco le battute”, “Sto male per niente”… tanti pensieri si affollano in testa, ma la responsabilità è unicamente della persona che ha usato la presa in giro, mai di chi ha subito la critica.

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    Il nostro cervello però funziona così: ci spinge alla ruminazione, all’autocolpevolizzazione, nel tentativo inutile di rimarginare la pur piccola ferita che si è creata. Se l’umorismo deleterio diventa una costante, la persona che subisce affronta dei rischi psicologici: può non fidarsi più di se stessa, veder traballare l’autostima, subire dinamiche di potere troppo forti e sottomettersi, perdendo la qualità della relazione con l’altro. Sì, sembra poco, ma le battute cattive ripetute nel tempo possono rovinare i rapporti.

    Il metodo più consigliato dagli psicologi per riequilibrare relazioni sbilanciate, come per esempio quella tra chi fa battute amare e chi subisce, risiede nell’assertività. La persona offesa può legittimamente farsi avanti e chiedere spiegazioni, senza assumere un atteggiamento passivo o aggressivo.

    La chiave è eliminare l’ambiguità, portando allo scoperto il non detto. Dire ad esempio: “Non trovo divertente questa battuta”, “Non ho capito dove sia lo scherzo”, “Non considero giusto un tono del genere” costringe l’interlocutore ad abbandonare l’atteggiamento passivo-aggressivo e teoricamente lo porta a spiegarsi. Il problema è che la stragrande maggioranza delle persone non ha strumenti psicologici sufficienti per recepire e praticare l’assertività, quindi questo genere di domande rischia concretamente di scatenare una risposta aggressiva. Occorre valutare, caso per caso, se questa eliminazione dell’ambiguità sia la scelta migliore.

    A volte il buonsenso suggerisce semplicemente di lasciar correre, o meglio, di elaborare ciò che è accaduto senza rispondere. Anche questa è una strategia funzionale perché può portare la persona che fa spesso battute a stancarsi, capendo che la sua strategia per ferire non sta funzionando.

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    La cosa più importante è non permettere all’umorismo malsano di invadere i propri pensieri e scatenare rimuginii. Riconoscere che la battuta dice più di chi la fa che di chi la subisce è la base per togliere ai passivo-aggressivi il potere che tanto agognano.

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