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    Perché i giovani non si sposano più? Un’analisi psicologica
    Secondo la psicologa spagnola Jennifer Delgado Suárez, i giovani non si sposano più per ragioni culturali ed economiche, ma ci sono aspetti psicologici che non sono secondari.

    Statistiche realizzate in Spagna ci informano che negli anni ’70 l’85% degli uomini e il 90% delle donne under 30 era sposato; previsioni sui trend nelle relazioni contemporanee affermano invece che la metà dei giovani non si sposerà mai. Un’inversione di tendenza che non è certo passata inosservata.

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    Ciò che accade in Spagna è molto simile alla situazione che si registra negli altri Paesi d’Europa: il matrimonio è sempre meno contemplato e sposarsi da giovani è quasi impensabile.

    Questo cambiamento è dovuto a tanti fattori, sia culturali che sociali che economici. Ma, secondo la psicologa Jennifer Delgado Suárez, c’è un elemento emotivo non trascurabile. Benché il matrimonio non sia in alcun modo una tappa obbligata, come si pensava prima, è la sfiducia nel “per sempre” a essere interessante.

    Le relazioni dei giovani sembrano essere come dei contratti a scadenza. Naturalmente nessuno dice quanto vuole che duri la relazione, ma l’atteggiamento prevalente è “resterò con te finché non mi stuferò o finché non avrò un’altra opportunità”. Motivazioni che sembrano superficiali, determinate dall’individualismo imperante, ma che nascondono una grande paura delle scelte a lungo termine.

    Che l’esempio dei genitori abbia un ruolo? È probabile. Molti dei nati negli anni ’90, quando ancora la cultura del matrimonio resisteva, hanno respirato in casa atmosfere davvero pesanti. Genitori che si erano messi insieme un po’ per caso e si erano trovati sposati un po’ per forza, per far piacere alle famiglie o dimostrare di essere abbastanza adulti, e che poi hanno passato una vita infelice di musi lunghi e piatti tirati… quanti ce n’erano! Da lì potrebbe nascere un senso di rifiuto per il matrimonio che poi si è trasmesso alle generazioni ancora più giovani.

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    Sempre a livello psicologico (ma anche culturale) Suárez parla di “allergia al compromesso”, cosa che chiaramente diminuisce il desiderio di impegnarsi in una relazione lunga, cioè in un patteggiamento continuo. C’è poi il problema del cosiddetto “analfabetismo emotivo”, un’incapacità sempre più diffusa di riconoscere le emozioni proprie e altrui. La paura di sentire troppo, di farsi male può allontanare dalle relazioni, quei serbatoi di emozione che possono nutrire ma anche ferire.

    Dato che la storia è fatta di corsi e ricorsi chissà, magari i bambini che adesso frequentano le elementari un domani si sposeranno più dei loro fratelli, cugini e zii. Il matrimonio in passato può effettivamente essere stato “la tomba dell’amore”, un contratto capestro che spegneva la luce delle persone, ma nessuno ha stabilito che debba essere per forza così. Infatti l’amore sano non implica la rinuncia alla propria individualità e ai propri sogni! È chiaro che in una coppia c’è bisogno di dialogo e di compromessi, ma chi vede la relazione come una rinuncia forse non ha esplorato tutte le possibilità che un matrimonio equilibrato e “moderno” può dare.

    Secondo Suárez il matrimonio è una “scelta continua”: la possibilità di gettare la spugna c’è sempre, ma si sa che entrambi i partner lotteranno per mantenere vivo il rapporto. Oggi, purtroppo, la maggior parte delle coppie non arriva a questo livello perché la prima difficoltà è già motivo di allontanamento. Ed è un peccato.

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