Al filosofo romano Seneca è stata attribuita questa frase: “Finché niente basta a te, tu non basterai agli altri”. Che la citazione sia reale o meno, contiene comunque una verità molto importante e molto moderna.
Questa frase parla del nostro bisogno di approvazione. Viviamo in un’epoca di individualismo e libertà ma non per questo smettiamo di cercare lo sguardo altrui, anzi, lo mettiamo al centro. Basta vedere cosa significano per noi i like sui social e quanto male stiamo se veniamo ignorati o criticati. Lo stesso vale per le relazioni che vogliamo intense e totalizzanti, senza ombre, altrimenti siamo presi dalla paura.
Il bisogno di piacere è universale e non possiamo ignorare che faccia parte della nostra essenza più profonda. Essere inseriti in una “tribù” è fondamentale e tutti abbiamo bisogno di un gruppo, pur piccolo, che ci accetti. Ma le persone e le cose che abbiamo intorno spesso non ci bastano. Noi stessi non ci bastiamo. E come possiamo pretendere, allora, di essere “tutto” per qualcuno? Non lo siamo nemmeno per noi.
La frase che abbiamo citato ci può portare in due direzioni: coltivare la soddisfazione personale e saperci accontentare, senza attribuire a questo concetto una sfumatura negativa.
Intraprendere un percorso per raggiungere l’autostima, diventando quindi soddisfatti di noi stessi, ci permette di non delegare agli altri tutta la nostra identità. “Non sono più bello se sono guardato, sono bello perché mi guardo allo specchio e mi piaccio; allo stesso modo non sono bravo, intelligente, affidabile o buono se… ma perché…”.
Riguardo al tema dell’accontentarsi, dobbiamo ricordare il significato che ha nel vocabolario. Il verbo accontentare significa letteralmente “Contentare, rendere contento o soddisfatto”. È affine al verbo che usa Seneca, bastare, che significa “Essere sufficiente, così che non è necessario o non si richiede di più”. Cercare sempre qualcosa di più è molto umano, ma per stare bene è necessario dare un limite alla smania.
C’è un momento nel quale le cose e le persone semplicemente bastano? In cui siamo accontentati? Difficile rispondere di no, se siamo obiettivi e giudiziosi.
Trovare che qualcosa è “sufficiente” e ci rende “soddisfatti” non significa che tale cosa sia perfetta. Ma a volte va bene così. La ricerca della perfezione è una qualità positiva, ma questo non deve indurre a disprezzare ciò che si ha, ad esserne scontenti. “Ho quel che basta e nel tempo lavorerò per migliorarlo, se ci riuscirò; in ogni caso mi ritengo accontentato”: questa è forse la miglior formulazione del pensiero. E se, come io ragiono così, lo fanno anche gli altri, le relazioni possono diventare un po’ meno angosciose e più belle.
Commenti