C’è chi tocca ferro prima di un esame, chi indossa sempre la stessa maglietta durante una gara, chi entra in campo con un preciso ordine o ripete un piccolo gesto prima di un colloquio di lavoro: vi stupirà sapere che molte persone che compiono rituali di questo genere non si ritengono superstiziose.
La presenza di gesti scaramantici senza che ci sia una vera credenza nella “fortuna” è possibile. Infatti, la psicologia distingue tra il credere davvero che un gesto abbia poteri speciali e l’usare quel gesto come una strategia per gestire l'incertezza. Sono due cose molto diverse.
Quando affrontiamo una situazione importante, il cervello tende a cercare tutto ciò che può aumentare la sensazione di controllo. Un piccolo rituale, anche se sappiamo razionalmente che non cambierà il risultato, può contribuire a farci sentire più preparati. In questo senso si può dire che il gesto scaramantico ha una funzione: non modifica la realtà, ma facendoci sentire più “centrati” migliora la nostra performance.
Il professor Michael Norton della Harvard Business School si è interessato a questo tema. In collaborazione con Francesca Gino ha condotto esperimenti sul rapporto tra ansia e rituali, notando che chi faceva gesti scaramantici prima di un compito si sentiva meno teso di chi iniziava direttamente.
Per confermare che non esistesse davvero un gesto “magico” i due ricercatori non hanno permesso ai volontari di scegliere cosa fare, ma hanno inventato di sana pianta un movimento da ripetere. Ciò che sembrava fare la differenza non era il tipo di rituale, ma l'idea di seguire una sequenza di azioni ordinata e prevedibile.
Tra i gruppi umani più superstiziosi non possiamo non annoverare gli sportivi. Molti campioni ripetono sempre gli stessi gesti prima di una gara: allacciano le scarpe in un certo modo, fanno alcuni movimenti specifici o ascoltano la stessa musica. Alcuni credono davvero nella magia, ma la “superstizione dei giocatori" è così diffusa perché la routine li aiuta a entrare nella giusta condizione mentale. I coach stessi sembrano d’accordo.
Prima di lasciarsi andare tranquillamente alla scaramanzia, bisogna però distinguerla da un comportamento compulsivo.
La presenza di rituali è il sintomo cardine del disturbo ossessivo compulsivo. Le persone che ne soffrono si impegnano in azioni ripetitive per scacciare l’angoscia, andando nel panico se non possono portare a termine il gesto. Il classico è il lavaggio delle mani: la persona, terrorizzata dall’idea dello sporco e della contaminazione, si lava continuamente e molto a lungo, fino a provocarsi dei danni cutanei. Quindi, se l’impossibilità di compiere il gesto scaramantico o la dimenticanza provocano un forte disagio, tale da rendere quasi impossibile l’esecuzione di un compito, non siamo più in presenza di superstizione o di un rituale innocuo: è il caso di approfondire con un medico.
Nella maggior parte dei casi, comunque, il rituale portafortuna non rappresenta un problema. Non lo compie solo “il popolino” ma anche professori, dirigenti, milionari. Non è sinonimo di irrazionalità, non dimostra che la magia esiste, è semplicemente un modo per sentirsi al sicuro. Ecco perché funziona!
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