Forse vi è già capitato di leggere articoli secondo i quali i Paesi scandinavi sarebbero “i più felici al mondo”. Nel 2026 la Finlandia ha vinto il podio per il nono anno consecutivo. L’Italia si colloca al trentottesimo posto, ultima in Europa. Ma come vengono stilate queste classifiche? Qual è la felicità di cui si parla? Sì, perché non dobbiamo immaginare i finlandesi sempre euforici, sempre con un sorriso stampato in faccia. La felicità di cui parlano i report è un concetto diverso.
Gli elementi principali che vengono considerati nel World Happiness Report sono questi:
Non si tratta di felicità individuale, quindi, ma di un sentimento collettivo di sicurezza e fiducia. Essere abbastanza sicuri economicamente, non per forza ricchi ma nemmeno indigenti, e sapere che se qualcosa dovesse andare male lo Stato aiuterà; avere dei buoni ospedali, cibo sano reperibile; non vivere in un clima politico repressivo e sentirsi liberi di scegliere per la propria vita: pensare che i politici siano dalla parte della Nazione e non contro di essa; credere che i vicini, i concittadini non siano persone da temere, anzi, da cui ricevere sostegno in caso di bisogno.
Abbiamo detto che l’Italia non è in una condizione catastrofica se guardiamo al mondo nella sua interezza, ma rispetto ai Paesi occidentali soffre. Perché?
Guardiamo per prima cosa i punti a favore, che trainano la felicità nel nostro Paese:
Ecco, invece, i punti a sfavore:
La classifica dei Paesi più felici non ha nessuna influenza politica e vale soltanto come informazione generale. È difficile, probabilmente impossibile che l’Italia diventi un giorno il posto più felice del mondo. Ma possiamo continuare ad augurarci che qualcosa cambi.
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