I nostri amori sono sempre mediati dalla tecnologia. Spesso conosciamo il nostro partner su un sito o app di incontri e, anche nel caso in cui il primo incontro avviene offline, gestiamo tutte le prime fasi del rapporto via messaggio. È scrivendosi che nasce il legame, si testa l’affinità, e solo in un secondo momento si programma un appuntamento. Anche quando la relazione si fa più solida, la risposta ritardata a un messaggio è considerata un sintomo preoccupante.
Però il nostro uso della tecnologia è ben più ampio: usiamo lo scrolling per regolare il nostro flusso di dopamina o rilassarci e gestiamo chat multiple con colleghi, amici e familiari. C’è il rischio che anche quando siamo nello spazio sacro dell’appuntamento intervengano delle notifiche a disturbare.
Una ricerca intitolata Digital love ha cercato di esplorare questo tema, chiedendosi se l’uso dello smartphone possa interferire con la vita di coppia. Anticipiamo la risposta: pare che la tecnologia non sia un demone distruttore, ma che non sempre dia una mano a sentirsi vicini.
Il phubbing (controllare il telefono quando si sta in compagnia) è un fenomeno estremamente diffuso e può influire sulle relazioni romantiche. Nell’ambito di uno studio condotto in USA, il 46,3% degli intervistati ha affermato che i propri partner hanno fatto phubbing in loro presenza e il 22,6% sostiene che ciò ha causato problemi nella loro relazione. I dati coincidono con lo studio italiano, secondo cui il 50% degli intervistati ha subito interruzioni legate allo smartphone persino durante discussioni rilevanti col partner. È un po’ come se il telefono potesse agire da terzo incomodo in una relazione.
Infatti se il partner si distrae dal momento presente per controllare notifiche l’aria si gela subito e il senso di distanza aumenta: pensa così più della metà del campione, riferendo vissuti di frustrazione.
Gestire le relazioni via messaggio, creando una continuità virtuale che intervalla i momenti in presenza, è la norma per quasi tutti. Ma non è detto che scriversi su Whatsapp equivalga a sentirsi più vicini e compresi. Secondo il 60% degli intervistati i messaggi non aiutano a sentirsi davvero connessi, essendo solo un surrogato degli incontri di persona (meno male!). Molti concordano sul fatto che è sbagliato gestire i momenti difficili in modo virtuale, perché aumentano i fraintendimenti (75%), anche se una persona su 5 lo fa comunque perché sente di avere più controllo sulle proprie emozioni.
Dal questionario emerge, insomma, che la tecnologia ha effettivamente un impatto sulle relazioni, ma ancora poche coppie ne parlano apertamente. Per evitare problemi, sarebbe bene affrontare il tema e creare insieme al partner regole definite sull’uso dello smartphone durante gli appuntamenti.
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