Le persone che tendono a distrarsi spesso odiano questa loro caratteristica. Possono arrivare alla fine della pagina di un libro e non ricordarsi cosa hanno letto o perdere il filo di una conversazione, o peggio ancora commettere errori al lavoro. Cercare di restare concentrati rappresenta per loro una lotta quotidiana che costa molta fatica.
In effetti la distrazione frequente, o “testa tra le nuvole”, è un vero handicap per come è concepito il mondo della scuola e del lavoro. E non è piacevole nemmeno per chi deve finire le faccende di casa in poco tempo. Le ricerche psicologiche insegnano che chi lascia vagare la mente, disconnettendosi senza volerlo dai propri compiti, ottiene prestazioni peggiori.
Ma i ricercatori dell’Università di Las Palmas de Gran Canaria, con un loro studio, hanno portato una piccola luce in tutto questo. Hanno infatti studiato i meccanismi della distrazione chiedendosi quale potesse essere la sua funzione, trovando risposte incoraggianti.
Infatti è probabile che questi studiosi si siano chiesti: “Ma perché, se la distrazione è tanto dannosa, la natura ce la fa sperimentare di continuo?”. Per scoprirlo hanno coinvolto un gruppo di volontari in un compito molto semplice: dovevano visionare immagini semplici (di cani e gatti in varie posizioni) e premere un bottone ogni volta che si passava da un’immagine all’altra. C’erano però alcune eccezioni: sopra alcune immagini compariva l’invito a non premere il bottone.
Insomma, un compito “noioso”, ripetitivo, uno di quelli che invitano la mente a vagare. In questo contesto è molto facile distrarsi, soprattutto una volta instaurato un automatismo come quello del bottone da premere. Dopo un po’ molti partecipanti si deconcentravano e iniziavano a commettere errori. Con il passare del tempo, però, accadeva qualcosa: pur nella distrazione, le persone si dimostravano più abili quando le immagini seguivano pattern ripetuti. Per esempio, quando comparivano certe sequenze di foto bisognava sempre premere il bottone, ma dopo la terza bisognava non farlo più, ecc… e le persone lo avevano capito senza che nessuno glielo spiegasse, proprio in un momento in cui erano sovrappensiero.
Dopo questo esperimento i ricercatori hanno ipotizzato che la distrazione abbia una sua funzione. La funzione è analizzare l’ambiente, organizzare informazioni, imparare. Quindi, quando nel mezzo della lettura finiamo per pensare alla cena da preparare o quando il rumore del traffico ci distrae dal lavoro, in realtà una parte della mente si sta mettendo nelle condizioni giuste per produrre migliori performance in futuro.
Questo studio è molto interessante, anche se non spiega come si può ovviare ai mille problemi che la distrazione porta con sé. Diciamo che le persone un po’ sulle nuvole possono rivelarsi più creative e intuitive delle altre, ma resta il fatto che di fronte a compiti delicati rischiano il doppio.
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