Il concetto di “persona risolta” è ampiamente diffuso ma discusso. Di solito si usa questa espressione per descrivere qualcuno che sembra avere le idee chiare, stare bene con se stesso e affrontare le relazioni in modo maturo.
Questa definizione scivola facilmente verso un’idea di persona “psicologicamente ideale”, cioè perfettamente equilibrata, priva di insicurezze o problemi. Chiaramente si tratta di qualcosa di irraggiungibile persino per chi ha lavorato per anni su se stesso.
Ma allora dobbiamo mettere in soffitta il concetto di persona risolta? Non necessariamente. In effetti chi ha compiuto un profondo percorso di crescita personale sviluppa delle caratteristiche speciali, che elenchiamo qui sotto.
Potremmo definire persona risolta chi…
Una persona emotivamente equilibrata è in grado di sostenere le proprie idee senza vivere ogni disaccordo come una minaccia personale. Anzi, possiede una flessibilità che non va confusa con la debolezza né con la fatuità. A differenza di chi è semplicemente remissivo, sa che ammettere un errore o accettare un punto di vista diverso non mette in discussione il proprio valore.
Tutti abbiamo bisogno di approvazione, almeno in parte. Ma il superpotere di una persona risolta è non costruire la propria identità basandosi esclusivamente sul giudizio esterno. Questo atteggiamento tende a rendere le relazioni più leggere, perché l'altro smette di essere “giudice” e superiore.
Essere autonomi non significa preferire la solitudine o rifiutare i legami; significa non vivere ogni momento da soli come una condizione da correggere il prima possibile. Chi sta bene con se stesso non cerca necessariamente meno relazioni: il rifiuto e l’isolamento sono, anzi, segnali di disillusione e problemi interiori. Le persone risolte, semplicemente, non hanno bisogno di riempire ogni vuoto pur di evitare il contatto con se stesse. La conseguenza è che i rapporti sono più scelti, più liberi.
Molti conflitti nascono da aspettative implicite: ci si aspetta che l'altro capisca, intuisca, anticipi bisogni e stati d'animo senza che vengano espressi chiaramente. Una persona sufficientemente risolta tende invece a fare qualcosa di meno romantico ma più efficace: comunica. Essere diretti, a volte, paga. E verbalizzare ciò che preme dentro permette di risolvere moltissimi problemi relazionali.
Molte persone organizzano gran parte della propria vita attorno all'evitamento: evitare conflitti, rifiuti, critiche, fallimenti o situazioni che generano disagio. Una persona più stabile emotivamente sa che alcune esperienze spiacevoli sono inevitabili. Chiaramente fa di tutto per evitarle, le odia, prova sofferenza, ma accetta che facciano parte della vita. Questo atteggiamento rende spesso più resilienti di quanto sembri.
Forse il segnale più evidente che una persona è risolta emerge nelle relazioni affettive. Le persone equilibrate non amano meno intensamente: semplicemente tendono a non attribuire al partner il compito di colmare ogni mancanza, guarire ogni ferita o dare un significato completo alla propria esistenza. Vedono l'altro come una persona, non come una risposta. Anche qui, la consapevolezza non elimina i bisogni emotivi, la paura di perdere qualcuno o i momenti di insicurezza. È certo però che un tale rapporto si svilupperà in modo più realistico e meno dipendente da aspettative impossibili da soddisfare.
Ribadiamo in conclusione che nessuno arriva davvero a uno stato definitivo di equilibrio. Le persone continuano a cambiare, attraversano momenti di forza e altri di fragilità, affrontano problemi nuovi e vecchie insicurezze che riemergono.
Più che essere "risolti", probabilmente alcuni imparano semplicemente a conoscersi abbastanza bene da non dover passare la vita a combattere contro la propria mente. È per questo che la crescita personale, in qualunque modo la si voglia intendere, con qualunque strada la si voglia perseguire, è così importante.
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