Il termine voyeurismo viene dal francese “voir”, cioè "vedere", e indica il piacere o l'eccitazione legati all'osservazione di persone che non sanno di essere guardate, soprattutto in situazioni intime o private. Nel linguaggio comune si dice che qualcuno è un voyeur se ama semplicemente farsi i fatti altrui, ma dal punto di vista psicologico il concetto è ben più specifico.
Nel DSM-5, il manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali, il voyeurismo è classificato come un disturbo appartiene ai disturbi parafilici. Attenzione: molte persone hanno parafilie, spesso chiamate “feticismi”, senza essere malate. Le parafilie sono tante, sono ampie: per esempio l’eccitazione nell’avere rapporti mentre uno dei due è coperto di acqua, panna o cioccolato è stata abbastanza trendy in un certo periodo.
Perché si possa parlare di disturbo, le parafilie devono comportare un disagio psicologico significativo o il coinvolgimento di persone non consenzienti. Quando parliamo di disagio non ci riferiamo per forza alle conseguenze del voyeurismo agito, ma anche di quello immaginato: alcune persone non passano all’azione e per loro si tratta solo di un’eccitante fantasia. Una ricerca ha dimostrato che questo fetish è piuttosto diffuso nella popolazione generale e non rappresenta un problema, tranne quando la fantasia è così ossessiva da disturbare realmente la vita quotidiana.
Per quanto riguarda il voyeurismo agito, il consenso è il punto più importante e problematico: se io mi eccito guardando una persona inconsapevole sto violando i suoi confini, anche se lei non verrà mai a saperlo.
Perché alcune persone provano il desiderio di osservare gli altri in momenti intimi? Non esiste una spiegazione unica. Gli studiosi hanno ipotizzato il coinvolgimento di diversi fattori: caratteristiche della personalità, difficoltà nelle relazioni intime, ricerca di eccitazione legata al segreto o alla trasgressione. In alcuni casi può esserci una difficoltà nel vivere la sessualità all'interno di una relazione reciproca, dove entrano in gioco vulnerabilità, rifiuto e confronto con l'altro. Al voyeur l'osservazione a distanza può sembrare più sicura perché elimina il rischio del coinvolgimento diretto.
Il voyeurismo è cambiato al tempo di internet? In parte sì. Lo stereotipo del voyeur è la persona che si apposta tra i cespugli per spiare rapporti di prostituzione o si apposta sotto le finestre. Da quando esistono i social, invece, si sono create alcune zone grigie.
Infatti tramite i social media tanti condividono spontaneamente parti della propria vita, ma trovare modi di aggirare dei blocchi di privacy o ripubblicare contenuti senza consenso può alimentare il voyeurismo virtuale. Foto intime diffuse senza consenso, riprese nascoste o accessi abusivi a profili privati possono avere conseguenze molto gravi sulle vittime. Non si tratta solo di imbarazzo: queste violazioni possono provocare ansia, vergogna, isolamento e un forte senso di perdita di controllo. Questo genere di voyeurismo spesso non cade nel reato di revenge porn, non è tecnicamente illegale, ma non è un comportamento rispettoso: ognuno dovrebbe poter decidere cosa mostrare di sé e a chi.
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