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    Procrastinare: perché lo facciamo?
    Chi non ha mai cercato di rimandare un compito difficile, noioso o emotivamente disturbante, dal lavaggio dei piatti dopo pranzo alla dichiarazione dei redditi, fino ad arrivare a una discussione con il partner? Ma perché tendiamo a procrastinare?

    Procrastinare (dal latino crastinium, “domani”) è una tentazione assai diffusa: secondo alcuni sondaggi, circa il 20% degli adulti si definisce un procrastinatore cronico e il 70% dei ragazzi tende a rimandare l’esecuzione dei compiti scolastici. D’altra parte, chi di noi non si è trovato almeno una volta a fare indigestione di compiti estivi durante gli ultimi giorni di agosto, dopo un’intera estate passata a godersi le vacanze? 

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    Il procrastinatore non ha una buona reputazione, di solito. In effetti, chi continua a rimandare potrebbe trovarsi assalito dai troppi impegni accumulati e svolgerli parzialmente o male. Questo è vero in molti casi, tranne quando si tratta di impegni creativi. Mentre è bene lavare i piatti subito dopo mangiato per evitare l’accumulo di sporcizia nel lavandino, a volte aspettare un giorno in più per ultimare una relazione di lavoro, un tema scolastico, un libro o un quadro è salutare: qui non si tratta di avere poca o tanta voglia, ma di sapere aspettare il momento giusto. 

    Ma perché tanti di noi sono così tentati di rimandare i propri impegni? C’è una motivazione psicologica che va oltre la semplice pigrizia? Sembra di sì. Secondo lo psicologo e ricercatore canadese Timothy Pychyl, la procrastinazione è legata a una difficoltà di gestione delle emozioni. Un compito fastidioso o difficile provoca emozioni negative, non solo mentre si svolge ma anche mentre ci si prepara a svolgerlo. Rimandare il compito il più possibile significa, almeno nell’illusione, tentare di evitare queste emozioni negative. 

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    In modo apparentemente opposto ma in realtà simile funziona un’altra categoria di persone, i precrastinatori, quelli che cioè non rimandano mai i loro compiti ma tentano al contrario di svolgerli subito per finire il prima possibile, anche se questo può comportare un agire frettoloso e impreciso. Secondo gli psicologi, i precrastinatori cercano di abbassare velocemente il carico cognitivo associato ai doveri (vogliono, fuor di metafora, “togliersi il pensiero”); quindi anche loro sperimentano una difficoltà nella gestione emotiva dei propri doveri. 

    La procrastinazione e la precrastinazione impattano in modo significativo sulla sfera scolastica e lavorativa della persona, ma a ben pensarci anche sulla sfera sentimentale. Affrontare discussioni spinose con il partner provoca emozioni negative ancor più forti del dedicarsi a compilare la dichiarazione dei redditi e molto spesso si tende ad aspettare troppo o a rinunciare totalmente ad affrontare i problemi. Ecco perché quando parliamo di cose apparentemente meccaniche e abitudinarie come la gestione del tempo stiamo, in realtà, toccando ancora una volta la sfera emotiva profonda delle persone. 

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    Non rimandare il confronto con le difficoltà e non anticiparlo ansiosamente è uno degli obiettivi della crescita personale. Sapersi focalizzare sul qui e ora senza pensare troppo al futuro, gestendo le difficoltà passo dopo passo e non lasciandosi prendere dal panico è certamente un ottimo obiettivo cui ambire, perché è in grado di donarci una maggiore serenità in diversi importanti ambiti della vita.

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     Commenti (1)
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    1. irrazionalverita, Bologna (Emilia Romagna)
      Proprio così : il QUI ed ORA È la cosa migliore da fare...
    Grazie per aver immmesso il tuo commento!
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