Perché è così difficile chiudere una relazione anche quando sembra ormai giunta al capolinea? È necessario riconoscere le dinamiche psicologiche che entrano in gioco per dare una risposta. Di seguito spieghiamo alcuni dei motivi più comuni per i quali si fa fatica a lasciare un partner anche se la coppia è disfunzionale:
Per le persone che hanno appreso nell’infanzia un modello di attaccamento insicuro è facile ritrovare lo stesso schema anche nelle relazioni sentimentali. Anche se si desidera, da una parte, chiudere una relazione disfunzionale, dall’altra parte si spera che “stavolta le cose andranno meglio” e si tende a rimanere all’interno del proprio modello consolidato. Per una persona che ha sempre conosciuto atteggiamenti ambivalenti ed evitanti, immaginare una relazione sana può sembrare difficile e quasi utopistico: “tanto vale restare nella relazione che causa infelicità”. Bisogna invece fare uno sforzo per comprendere che i propri modelli di attaccamento sono sbagliati e che è possibile trovare relazioni più armoniche e improntate al rispetto reciproco.
Chi durante l’infanzia associa l’amore alla conflittualità e all’instabilità può vedere inconsciamente nel partner un mezzo per guarire le proprie ferite interiori. Perdere il partner in questo contesto significa vedere minacciata la propria identità. La separazione dal partner rievoca e rappresenta la separazione dalle figure di attaccamento dell’infanzia (i genitori) e fa sentire la persona ormai adulta come un bambino spaventato.
La fallacia del costo irrecuperabile è un meccanismo mentale che ci porta a insistere su imprese fallimentari solo per il fatto che abbiamo già investito tanto (sogni, energie o soldi) per esse. Ritirarsi, secondo questo schema mentale, significa ammettere di aver fallito e di aver sperperato senza motivo una quantità abnorme di risorse. Questa fallacia, presente nel mondo degli investimenti, riguarda anche le relazioni sentimentali. Chi ha investito molto in una relazione trova difficile chiuderla per il solo fatto di essercisi dedicato per tanti anni. Ma la decisione di lasciare una persona, se vogliamo mantenerci nella metafora dell’economia, deve riguardare un’attenta analisi dei costi e dei benefici.
Le persone che si affidano molto al partner potrebbero sviluppare un’intensa paura di non farcela senza di lui. Potrebbero temere di non mantenere lo stesso tenore di vita, di non avere un sostegno per superare gli ostacoli quotidiani e così via. La fine di una relazione mette inevitabilmente sul piatto il tema della solitudine, che deve essere accettata per poter andare avanti e guardare oltre. Ma alcune persone trovano insopportabile l’idea di rimanere da sole di fronte ai propri demoni e così trascinano relazioni che ormai non hanno più smalto solo per paura. È invece importante rendersi conto che anche al di fuori della relazione sentimentale non si è soli: ci sono gli amici, la famiglia e soprattutto se stessi su cui contare.
Le persone che sono cresciute come “bimbi adulti” che dovevano occuparsi dei genitori tendono a trovare partner disfunzionali che devono essere “salvati” o addirittura cambiati. Spesso queste persone insistono nel portare avanti una relazione che non ha futuro perché il partner non cambia e l’amore non basta a guarire le sue ferite pregresse. Anzi, è possibile che questo tipo di coppia sia “complementare” laddove uno dei partner sceglie l’altro per appoggiarsi a lui in quanto “più responsabile”. L’idea di salvare qualcuno attraverso l’amore è spesso e volentieri fallimentare e va accettato che lo sia.
A voi è mai capitato di avere difficoltà nel chiudere una relazione sentimentale? Aggiungereste degli altri motivi a questi offerti dalla psicologia?