Ci sono dei momenti in cui sentiamo di toccare il fondo a livello emotivo. Magari c’è stato un cambiamento drastico o una perdita dolorosa e la nostra vita diventa segnata da rimuginamenti e tristezza. In questi momenti, realizziamo un bias mentale molto conosciuto: il bias di negatività. In pratica, siamo in grado di vedere solo i problemi e ogni aspetto positivo della nostra vita viene ignorato. Questo pregiudizio è molto motivato a livello evolutivo: dare centralità alla negatività dovrebbe essere la base per comprenderla e affrontarla. Purtroppo spesso non è così, e ci facciamo semplicemente travolgere.
È proprio in questi momenti che è fondamentale discostarsi da tutto ciò che causa tristezza e imparare a vedere il bello: che si tratti di un ricordo piacevole, di un attimo di tenerezza, di una capacità che ci fa andare avanti quando tutto sembra scuro. Queste “capsule di positività” sono delle ancore che ci permettono di non lasciarci portare al largo dalle maree. Ricordarsi che la propria storia è fatta anche di momenti di gioia, e non solo di dolore, significa non lasciarsi andare alla disperazione.
La resilienza, intesa come la capacità di adattarsi ai mutamenti della vita e rispondere con positività, non è un dono del cielo. Si costruisce, invece, con il potere delle ancore positive, una riserva emotiva da sfruttare nei momenti di vulnerabilità. Non si tratta di negare le sfide del presente, non si tratta nemmeno di sperare di vivere continui flashback di eventi gradevoli: si tratta della capacità di bilanciare il negativo con la speranza, attivando ricordi che siano in grado di calmarci.
In momenti di crisi, l’identità è scossa. Si potrebbe pensare di non essere più gli stessi. L’autostima crolla, si dubita delle proprie capacità, ci si sente letteralmente a pezzi. In questo contesto, le ancore positive permettono di sentirsi di nuovo interi: ricordare quella volta in cui si è riusciti a superare la tempesta affidandosi alla propria forza interiore è una sorgente di ottimismo e pace. In questo senso, le ancore positive sono un po’ come una bussola interiore: anche se oggi ci sentiamo abbattuti, siamo sempre la stessa persona che ieri è riuscita a risolvere problemi anche più grandi.
È possibile pensare le nostre esperienze come un bilancio. I fatti positivi sono le entrate, quelli negativi sono le uscite. Può capitare di andare in bancarotta. Ma quello che permette di risollevarsi è ricordare i momenti in cui si è stati in grado di generare valore, fare una valutazione e ripartire da lì. E chi è bravo è in grado di risparmiare quando ha qualche entrata in più e mettere il disavanzo da parte per utilizzarlo nei momenti di crisi. Lo stesso accade con le ancore positive: aggrapparsi a ciò che è di valore permette di ridimensionare il disvalore. Può esserci stato qualche errore, ma ci sono stati anche momenti in cui l’ingegno e la volontà sono stati in grado di generare benessere e abbondanza.
Tutti abbiamo dei bei ricordi, e questi esistono apposta per permetterci di andare avanti. Quello che dobbiamo fare è non dimenticare. Non dimentichiamo mai che degli “alti” sono stati un tempo in grado di bilanciare i “bassi”. I ricordi belli sono qualcosa che nessuno ci potrà mai togliere. E, senza cadere nel rimpianto e nella malinconia, rappresentano qualcosa a cui si può tendere, qualcosa che si può ricreare, un faro che permette finalmente di arrivare in porto.
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