La vita si attraversa a caccia del piacere del momento, ma anche alla ricerca di esperienze che potranno trasformarsi in bei ricordi. Spenderesti migliaia di euro per un viaggio in Giappone se sapessi che dopo quei 10 giorni non ricorderai più nulla? I ricordi sono un vero e proprio tesoro. Non solo, se non ci fossero, non sapremmo più chi siamo, ma non avremmo nemmeno un’ancora a cui aggrapparci nei momenti difficili.
Quando lo stress è troppo, quando accade qualcosa di brutto, quando si è soli e sembra che i giorni non passino mai la mente si “stacca” e vola all’indietro nel grande cielo dei ricordi. Alcuni sono tristi, alcuni amari, ma tutti hanno una funzione psicologica: aiutano a evadere dal presente.
Se però queste “escursioni” nel passato sono frequenti si possono incontrare alcuni rischi:
I ricordi esistono per restare con noi come insegnamenti, come consolazioni, ma non come sogni di regressione. Se c’è una cosa certa è che non si può tornare indietro. Chi guarda troppo al passato potrebbe opporsi inconsapevolmente alla necessità di andare avanti.
C’è chi pensa che per lui la felicità sia un treno già passato. Ma sapete che cosa scriveva Beckett in una delle sue opere teatrali migliori? “Forse i miei anni migliori sono finiti. Quando la felicità era forse ancora possibile. Ma non li rivorrei indietro. Non col fuoco che sento in me ora. No, non li rivorrei indietro”. Sarebbe ingenuo dire che gli anni migliori siano sempre davanti a noi, perché a volte non è vero. Ma tornare indietro non è la via. Non se nell’oggi abbiamo un dono: un “fuoco” dentro di noi…
Insomma, i ricordi sono un bel rifugio, ma non rendiamoli la nostra casa. Non ci farebbe che male.
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