Qualsiasi partner ha dovuto prima o poi perdonare l’altro. Non parliamo solo di tradimenti, il primo pensiero che forse viene in mente. Parliamo anche di sgarbi piccoli, ma che sono ugualmente in grado di ferire. Ma cos’è realmente il perdono? I cristiani lo reputano un atto di profondo amore, e in effetti anche gli psicologi concordano.
Secondo la psicologia, infatti il perdono è un atto di “amore morale”. Significa rivolgere a un trasgressore la nostra empatia e la nostra comprensione, anche se non ne avrebbe diritto visto il male che ci ha fatto. L’approccio di chi perdona verso chi è perdonato è definibile “altruistico”.
Perché perdoniamo? Quando siamo in un rapporto di coppia, lo facciamo principalmente perché teniamo alla relazione, vogliamo ridurre i livelli di conflitto e riguadagnare sicurezza. Il perdono è la carta vincente: può davvero migliorare il rapporto di coppia, aumentando l’empatia reciproca e l’intesa relazionale/sessuale. Inoltre può anche fare bene a chi perdona, diminuendo i suoi livelli di cortisolo (e quindi di stress).
Ma in coppia, talvolta, perdonare riesce difficile. Perché? Per scoprirlo possiamo fare affidamento a uno studio slovacco che si è concentrato proprio sul perdono nell’ambito del matrimonio. La ricerca si è concentrata su 649 persone, alle quali sono state fatte diverse domande, dalle più generali alle più specifiche.
In linea generale è emerso quello che prima anticipavamo, cioè che il perdono è un collante sociale e fa bene alla coppia. La maggior parte dei soggetti ha espresso l’idea che il perdono sia un processo capace di far diminuire le emozioni negative verso il partner, aumentando quelle positive; molti partecipanti si sono dichiarati pronti a perdonare per riconquistare la pace e un nuovo equilibrio emotivo nella relazione.
Ma veniamo ai motivi per cui è più difficile perdonare. Perché sulla carta è tutto lineare, ma la pratica può celare sfide diverse. Ecco le principali difficoltà associate al perdono, secondo quanto ha rilevato lo studio:
Le persone particolarmente testarde, orgogliose o con tratti di narcisismo fanno più fatica a perdonare. Questo perché sono più inclini a sviluppare la cosiddetta “ruminazione rabbiosa”. Essa è la tendenza a pensare e ripensare al torto subito, attribuendo tutta la colpa al partner e coltivando la rabbia invece di spegnerla. Esistono quindi specifici tratti di personalità e modi di pensare che ostacolano il processo di riconciliazione.
Va bene subire un torto una volta, ma se la stessa ferita viene riaperta due volte? Tre? Cosa fare a quel punto? Secondo il 14% dei partecipanti allo studio, la possibilità di perdonare due volte lo stesso torto è molto ridotta. Anche una trasgressione avvenuta una sola volta scatena la paura che l’evento si ripeta.
Perdonare è più facile quando il trasgressore mostra pentimento, si avvicina e chiede scusa. Quando questo non avviene, ovvero quando il partner sembra mancare di sensibilità, è naturalmente più difficile agire con sentimento di “amore morale”. Quando chi ha fatto un torto fugge dalle sue responsabilità e manca di comunicazione, dà l’impressione di non fare alcuno sforzo per raddrizzare la situazione.
Il vero motore del perdono, secondo lo studio, è principalmente il sentimento d’amore. Anche altri elementi, come la presenza dei figli o impegni condivisi, possono facilitare il riavvicinamento. Ciò non toglie che il perdono sia una scelta complessa, così come lo è il matrimonio. Non diremo che vale sempre la pena di perdonare (ci sono cose francamente imperdonabili) ma una riflessione su questo tema non è mai vana.
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