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    Le diverse forme della depressione
    I medici psichiatri non parlano più di “depressione” ma di “depressioni”. Ecco quali sono.

    Da tanto tempo gli psichiatri non parlano più di “depressione” ma di “depressioni”: infatti le sfumature di questa malattia sono tante, ognuna con la sua peculiarità. Riconoscere quale tipo di depressione il paziente sta attraversando è fondamentale per predisporre un adeguato intervento sia psicoterapico sia farmacologico.

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    La persona depressa, in genere, risponde bene ai trattamenti psicoterapici, ma nella maggioranza dei casi è necessario anche un intervento farmacologico. La buona notizia è che questa malattia è perfettamente curabile, tende a rispondere bene ai trattamenti in fase acuta e, con il supporto dei farmaci, si riducono l’incidenza e l’importanza di ricadute future.

    Vediamo ora quali sono i sottotipi principali della depressione:

    • Depressione maggiore

    La depressione “classica”. Sebbene la gente pensi che questo disturbo dell’umore compaia a seguito di eventi luttuosi o stressanti, in realtà si presenta nella maggioranza dei casi senza una ragione rintracciabile nella vita del soggetto. La depressione maggiore è molto facile da riconoscere per un clinico esperto e le possibilità di risposta ai farmaci sono molto buone. Spesso, quando si fa l’anamnesi familiare, risulta che un genitore o un altro parente a sua volta ha avuto episodi di depressione maggiore.

    • Depressione psicotica

    Si tratta di una forma particolare di depressione maggiore. In questo caso i sintomi sono molto marcati e accompagnati da deliri. I deliri più frequenti sono quelli di rovina (essere sull’orlo del collasso economico), di colpa (senso di colpa sproporzionato) o di malattia (pensieri ipocondriaci). La terapia di questo tipo di depressione combina l’uso degli antidepressivi a quello degli antipsicotici. Anche in questo caso la prognosi è spesso favorevole e si associa alla riduzione dei sintomi psicotici.

    • Depressione reattiva

    La depressione reattiva si ha quando il calo del tono dell’umore è associato a un periodo di vita difficile. Situazioni come un lutto, una separazione, un trauma, la perdita del lavoro possono scatenare un episodio depressivo che differisce per durata e intensità dalla tristezza “normale”. In questo caso è fondamentale la terapia psicologica, ma anche i farmaci sono utili. È importante non prendere sottogamba questo tipo di depressione, per evitare che si trasformi in depressione maggiore.

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    • Depressione post partum

    Questo disturbo si presenta dopo la nascita del bambino ed esordisce di solito tra la sesta e la dodicesima settimana. Differisce dal calo dell’umore fisiologico che si presenta nei giorni successivi al parto, chiamato in inglese “baby blues”. I sintomi principali sono tristezza, profonda stanchezza e paura di non riuscire a prendersi cura del proprio figlio. Anche l’ansia è presente. Riconoscere e curare la depressione post partum è importante non solo per incentivare un corretto attaccamento mamma-bambino, ma anche per prevenire forme gravi che possono portare a eventi drammatici (lesioni sul bambino).

    • Depressione bipolare

    Un bravo medico, quando si trova davanti un paziente depresso, dovrebbe sempre fare una diagnosi differenziale per capire se si tratta di vera depressione oppure di una fase del disturbo bipolare. Questo è caratterizzato da oscillazioni importanti e cicliche del tono dell’umore, con momenti di mania (esaltazione, umore eccessivamente alto) e depressione (tono dell’umore troppo basso). Questa depressione deve essere trattata farmacologicamente. Raramente vengono prescritti antidepressivi, prediligendo stabilizzatori dell’umore che evitano virate verso la mania.

    • Depressione mascherata

    Si ha quando il paziente non presenta un umore drammaticamente basso come avviene nella depressione maggiore, ma lamenta piuttosto una serie di sintomi fisici debilitanti. Questi sintomi spesso risultano inspiegabili dagli altri medici specialistici e solo da ultimo si giunge ad un colloquio psichiatrico. Avviare un trattamento farmacologico per la depressione aiuta queste persone a risolvere i loro problemi, che solo in apparenza erano fisici.

    • Depressione atipica

    Nella depressione maggiore di solito il paziente tende a non dormire e a non mangiare, con un calo ponderale e delle ore di sonno. Nella depressione atipica, invece, la persona può mangiare più del dovuto e dormire per troppe ore. La distinzione tra queste due depressioni è sottile ma è importante per il medico che è chiamato a curare la malattia.

    • Distimia

    Detta anche disturbo depressivo persistente, la distimia è una forma di depressione che dura per periodi molto lunghi e si cronicizza. Per fare una diagnosi i sintomi depressivi devono essere presenti per ben due anni (uno per i bambini e gli adolescenti). Di solito non si giunge a cali di umore estremi come quelli tipici della depressione maggiore. La cura dovrebbe prevedere sempre un supporto farmacologico associato a molta psicoterapia.

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    • Disturbo dell’adattamento con umore depresso

    A volte la vita ci mette di fronte a situazioni molto difficili da gestire. Può formarsi, quindi, un momentaneo disturbo dell’adattamento, in cui una persona non riesce, appunto, ad adattarsi ai cambiamenti della sua vita e sviluppa un quadro depressivo. Fortunatamente questo disturbo ha una durata ben limitata.

    Comprendere quale tipo di depressione sia presente è molto importante per il medico psichiatra. Alla comparsa di sintomi peculiari della depressione (umore deflesso, insonnia o ipersonna, ipofagia o iperfagia, mancanza di interesse per le attività quotidiane, sentimenti di colpa, ridotta capacità di concentrarsi) è fondamentale chiedere una diagnosi specialistica.

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     Commenti (2)
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    1. sencilla, Reggio Emilia (Emilia Romagna)
      Mi hijo esta sufriendo de depressione desde 3 anos creo q Algo d adatacion.. resistenza al cambio vivimos EN italia d unoa 8 anos ... estoy triste
    2. yesy2, Barranquilla (Atlantico)
      Solo quiero una pareja Ok.
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