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    Il silenzio dopo un litigio
    Il litigio sembra spegnersi, ma ha una coda dolorosa: quel momento infinito in cui nessuno dice più nulla.

    Capita all’improvviso che in coppia (ma anche in famiglia) cali il silenzio. Ciò avviene magari dopo un litigio o una giornata pesante. Spesso si ha la sensazione che questa assenza di dialogo si trasformi in un muro che mette a disagio e sembra invalicabile. Dire la prima parola è difficile quando il silenzio pesa così tanto.

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    Prima di addentrarci nel disagio del silenzio, spezziamo una lancia in suo favore. Non sempre rimanere dentro la stessa casa o sullo stesso divano senza parlarsi è negativo. Ci sono persone che temono moltissimo il silenzio e vorrebbero riempirlo di parole per non sentirsi “nude”. Ma a volte stare zitti significa riprendersi il proprio spazio e rientrare in contatto con se stessi, interagendo con chi è accanto in modo corporeo, sottile, energetico. Dopo un litigio o una giornata pesante il silenzio può essere una strategia di centratura e di autocura.

    Ma in momenti difficili spesso il silenzio nasconde ben altro:

    • Paura di peggiorare la situazione: il mutismo potrebbe indicare la paura di riaprire un discorso doloroso. Si teme che pronunciare una parola sbagliata subito dopo un litigio possa scatenare una nuova fiammata di aggressività.
    • Incapacità di esprimersi: alcune persone, specialmente quando si sentono sotto pressione, diventano confuse e non riescono più a esprimere i loro sentimenti. Vorrebbero parlare ma non ci riescono.
    • Bisogno di tempo: come abbiamo accennato prima, a volte si sta in silenzio per recuperare le energie e riordinare i pensieri. È una mossa di autodifesa, non di offesa.
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    C’è però il rischio che questo silenzio così denso di significati si prolunghi un po’ troppo, diventando ancora più pesante da interrompere. Il rischio di questa situazione è che scatena quasi inevitabilmente il rimuginio. “Avrò fatto qualcosa di sbagliato?”, “Cosa sta pensando?”, “Come posso rimediare se lui sembra così indisposto al perdono?” e tanto altro.

    Esiste addirittura una forma di manipolazione chiamata trattamento del silenzio. Chi la utilizza sceglie consapevolmente di non parlare proprio per scatenare dubbi e sensi di colpa, tenendo in pugno l’altra persona. Però il trattamento del silenzio si riconosce perché si ripete nel tempo e non ha bisogno per forza di un litigio per scatenarsi. Il silenzio di cui abbiamo parlato finora è più un impasto di senso di colpa, imbarazzo ed esaurimento mentale, ma ci sembrava utile avvertire del rischio.

    La parte più difficile è rompere il muro del silenzio. Non si tratta solo di prendere coraggio, ma anche di trovare le parole giuste. È fondamentale mettere da parte qualsiasi espressione che possa risultare accusatoria e iniziare a parlare in modo calmo e semplice.

    • “Va tutto bene?” è una domanda che funziona. È semplice, ha mille risposte possibili e arriva direttamente al cuore.
    • “Questo silenzio che dura da tanto tempo mi mette un po’ a disagio” è una frase che rispetta le regole del comportamento assertivo. Parlare di sé e non dell’altro è un segno di rispetto e apertura.
    • “Mi manchi” è una frase emotiva che ricorda all’altra persona di essere amata e voluta.

    A volte il silenzio sembra duro da rompere, ma c’è una certezza: non durerà per sempre.

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     Commenti (1)
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    1. unicasempre1, Jesolo (Veneto)
      Credo che il silenzio sia un buon mezzo di comunicazione Poi dipende da cosa è dovuto In alcuni casi è già una risposta A volte è un riposo della mente per ritrovare un po’ di se A volte sono gli occhi a parlare A me piace il mio silenzio ritrovo parte di me 🌹
    Grazie per aver immmesso il tuo commento!
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