Spesso ci troviamo a reagire in modo eccessivo a situazioni che, apparentemente, non meritano tutta la nostra rabbia. Ti sei mai chiesto perché a volte una frase, un gesto o un piccolo contrattempo scatenano in te una tempesta di emozioni? La verità è che non esplodiamo per quello che accade nel momento presente, ma per ciò che quell’evento risveglia dentro di noi.
Il nostro cervello non distingue sempre tra presente e passato. Un comportamento fastidioso da parte di un collega, un rimprovero del partner o un piccolo fallimento personale possono innescare ricordi (anche inconsci) di esperienze passate, ferite mai sanate, insicurezze profonde. È come se la situazione attuale fosse solo un campanello che risveglia sensazioni e traumi già esistenti.
La psicologia definisce questo fenomeno “memoria emotiva”: il nostro corpo reagisce come se stessimo rivivendo l’esperienza originale, anche se l’evento attuale è totalmente innocuo. Così, ci ritroviamo a esplodere per qualcosa che in realtà non ha importanza, ma che ci ricorda vecchie ferite.
Secondo i dati più recenti della World Mental Health Survey Initiative, oltre il 70% della popolazione mondiale ha vissuto almeno un evento traumatico nel corso della vita. Quando pensiamo alla parola trauma ci possono venire in mente eventi particolarmente tragici, e in effetti nella vita di quasi tutti ce ne sono. Ma anche senza scomodare i traumi più importanti, per comprendere il problema di cui parliamo oggi possiamo riferirci al concetto di microtrauma, evento spiacevole, perturbante e segnante pur non essendo riconosciuto come totalmente tragico dall’esterno.
Così il ricordo di un tradimento innesca forti reazioni quando il partner ammicca a qualcun altro, un’umiliazione subita da un insegnante porta ad avere un timore ingiustificato per i superiori, eccetera. Alcuni microtraumi sono così pervasivi da costringere le persone a “rivivere” i brutti ricordi quasi tutti i giorni, in presenza di trigger continui. Ma che fare per liberarsi di questa catena?
Il primo passo è diventare consapevoli dei propri “detonatori emotivi”. Chiediti: Questa reazione nasce da ciò che sta succedendo ora o da ciò che sto ricordando? Trovare una risposta a volte non è facile, perché l’associazione non è sempre immediata e comprensibile come nell’esempio del tradimento o dell’insegnante che umilia. Non è raro avere dei microtraumi dei quali si conserva un ricordo sfumato, magari perché non riguardano un singolo evento ma una serie di stimoli prolungati nel tempo (per esempio un nucleo familiare algido può generare un trauma da abbandono anche se nei fatti non sono presenti singoli eventi degni di nota).
Per i traumi molto forti che generano reazioni invalidanti esistono terapie specifiche che mirano non alla rimozione del ricordo, ma alla desensibilizzazione. Uno spunto, questo, che possiamo applicare anche nella vita di tutti i giorni. Prendere distanza dai propri sentimenti e osservarli con curiosità può, infatti, trasformare la rabbia distruttiva in comprensione. È un esercizio che richiede pratica e anche tante lacrime, perché si tratta di andare a caccia del ricordo, riviverlo emotivamente, solo in seguito dissezionarlo, accettarlo e incamerarlo come parte del proprio passato. Un esercizio duro, insomma, ma che con il tempo permette di scegliere le proprie reazioni invece di esserne schiavi.
La prossima volta che ti capiterà di provare una rabbia o una tristezza immotivata prova a fermarti, fare un bel respiro e dirti: “Questa reazione è oggettivamente sproporzionata in relazione a ciò che sto vivendo. Da dove viene allora?”.
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