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    Come comportarsi con le persone chiuse
    Gli intransigenti resistono a ogni tipo di cambio di punto di vista e avere a che fare con loro è difficile. Non è detto però che il rapporto debba naufragare.

    Oggi parliamo di intransigenza, la caratteristica comportamentale che induce a resistere al cambiamento continuando ad affermare il proprio punto di vista, fino all’aggressività (vera o latente). Prima di cominciare, puntualizziamo che tutti abbiamo il diritto di possedere una certa quota di intransigenza, intesa come capacità di affermare cosa ci piace e cosa non ci piace senza sentirci in colpa. Meglio rinunciare a un’opportunità piuttosto che entrare in conflitto con la propria morale.

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    Ci sono però persone che sono strutturalmente intransigenti, cioè sono resistenti a qualsiasi cambiamento nelle azioni e nel punto di vista. Queste persone possono essere ardue da gestire perché avere un dialogo con loro è molto difficile. Liquidano facilmente le opinioni degli altri, possono arrivare ad aggredire e fanno sempre e comunque di testa loro.

    L’intransigenza è una caratteristica di personalità pochissimo studiata in ambito psicologico. C’è uno studio di Brahm che parla di “reattanza psicologica”, l’istinto a respingere automaticamente tutto ciò che è estraneo come se fosse una minaccia alla propria libertà. Qualcun altro chiama l’intransigenza “conservatorismo cognitivo”, dando con questo l’idea che ci sia un rifiuto/paura nei confronti del nuovo.

    Pensiamo che le persone intransigenti siano amanti del controllo e non vogliano mai accogliere le opinioni degli altri per non sbilanciarsi. Il loro bisogno è di vivere in un mondo prevedibile, quindi si attaccano ai loro pregiudizi e stereotipi e cercano di confermarli senza andare oltre. In realtà gli intransigenti sono molto suscettibili perché, dati questi bisogni, si sentono costantemente attaccati: la realtà è complessa e spesso sfugge alle definizioni. L’aggressività, come sappiamo, non nasce dalla cattiveria ma dalla paura.

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    Per fortuna le persone così “quadrate” non sono tante. Tutti abbiamo una quota di conservatorismo cognitivo, ma pochi portano questa caratteristica all’estremo. Ma quando li incontriamo e siamo costretti a stare con loro, perché genitori, colleghi o partner, arriva il problema di riuscire a dialogarci.

    • Il primo consiglio è di adottare un atteggiamento superiore: le persone intransigenti cercano lo scontro, ma non bisogna scendere a questo livello. Se loro non dimostrano equilibrio siamo noi a dover partire con un atteggiamento assertivo. Cerchiamo di non perdere la calma.
    • Partiamo dal presupposto che non otterremo nulla: una mente chiusa non si convince facilmente. A volte va bene evitare il confronto diretto e cercare altre strategie.
    • Se stiamo discutendo, anziché controbattere possiamo incoraggiare l’altro a sviscerare l’argomento che porta avanti. Più l’intransigente parla più le sue contraddizioni emergono. Questo è un momento di fragilità che può portare a un ribaltamento del dialogo.
    • Cerchiamo di contenere l’aggressività con tecniche assertive. Anziché puntare il dito o reagire parliamo in prima persona e avanziamo richieste. Per esempio: “Non sopporto le urla, puoi abbassare la voce?”.

    Non è che le persone intransigenti siano incapaci di amare qualcuno. Se entriamo in empatia e facciamo breccia nel loro cuore sarà più facile che col tempo si ammorbidiscano, senza bisogno di ultimatum particolari. Certo, ci vuole molta pazienza.

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