L’interpretazione delle emozioni a partire dai segnali non verbali è un po’ come un gioco: c’è un osservatore che cerca di capire e c’è un osservato che cerca di nascondere. Ma per chi conosce la materia il corpo non mente, e se simulare emozioni che non si provano è difficile, nascondere emozioni che invece si provano è difficilissimo.
Ma anche se nascondessi la faccia per non essere scoperto mentre piangi, non saresti completamente schermato. Infatti le persone possono capire come ti senti dal modo in cui cammini, anche senza vedere il tuo volto, anche senza conoscerti. La camminata mente ancor meno del viso, ancor meno degli occhi.
Un gruppo di ricercatori giapponesi ha realizzato uno studio proprio in merito all’interpretazione della camminata. Sono stati reclutati dei volontari che hanno indossato delle speciali tute aderenti con marcatori riflettenti. Il compito da svolgere era una specie di scena teatrale da “metodo Strasberg”: dovevano ripensare a momenti della vita in cui si erano sentiti arrabbiati, felici, tristi e paurosi e camminare con quei pensieri in testa.
Grazie alle tute particolari, gli studiosi sono stati in grado di filmare le camminate con la tecnica del motion capture. I video ottenuti mostravano infatti i volontari come sagome di puntini luminosi e non si potevano vedere né lo sfondo, né i tratti somatici né tantomeno le espressioni facciali.
A questo punto è entrato in scena un secondo gruppo di volontari, con l’incarico di guardare i video e indovinare l’emozione che i soggetti filmati stavano vivendo. L’accuratezza nelle risposte è stata molto elevata: chi guardava i video sentiva l’emozione semplicemente osservando il movimento.
A quanto pare, chi ha un fare aggressivo (perché è arrabbiato) si muove con falcate ampie e vistose oscillazioni delle braccia, mentre chi è triste o pauroso fa esattamente il contrario. Alcuni video presenti nel repertorio non erano “grezzi”, ma erano stati manipolati dai ricercatori in modo che l’ampiezza del movimento fosse accentuata o diminuita in modo vistoso. Anche di fronte a questi video i volontari hanno indovinato l’emozione giusta.
È dunque dimostrato che le persone possono interpretare le emozioni degli altri guardando come camminano, e tutto questo senza che ci sia per forza una conoscenza reciproca. Ognuno di noi ha un modo particolare e unico di camminare ma, a quanto pare, le emozioni sono in grado di influenzarlo, non solo nel modo in cui si procede (per esempio tentennando) ma anche solo nell’ampiezza del movimento.
Gli autori dello studio hanno immaginato applicazioni quasi fantascientifiche della loro ricerca: dispositivi indossabili, telecamere dotate di IA che possono individuare soggetti potenzialmente pericolosi, macchine in grado di leggere le emozioni… scenari che non sappiamo quanto siano positivi. Ma intanto sappiamo che mantenere il riserbo sulle nostre emozioni è davvero difficile, se siamo sotto lo sguardo di persone attente.
Commenti (1)