Trovatela, una persona che ama il suo corpo. Ci guardiamo e riguardiamo allo specchio e troviamo sempre troppi difetti. E le cosce troppo grosse o magre, e le smagliature e il seno per le donne, e i denti, e i muscoli scarsi… c’è sempre qualcosa che non va bene. Un po’ è naturale, ma spesso si eccede: si cerca invano di correggere il difetto, con tanta fatica economica o un impegno durissimo. Qualcuno finisce perfino per evitare di andare in spiaggia per paura di mostrarsi.
Siamo tanto duri con noi stessi, ma chi ci ama non vede ciò che vediamo noi: ci vuole nella nostra interezza, coglie le bellezze nascoste, può addirittura amare in special modo ciò che non ci piace.
A tal proposito qualche tempo fa circolava una storia su Facebook, una di quelle che potrebbero tranquillamente non esser vere ma sono in grado di far riflettere.
La storia è questa: una fotografa era stata ingaggiata da una donna che voleva scattare foto sexy per regalarle al marito. Addirittura un intero album. La fotografa, esaminando le foto grezze nel suo studio, era molto soddisfatta: luce ok, nessuna sfocatura, una modella che appariva divertita, provocante e sensuale. Ci voleva giusto qualche correzione nei colori e gli scatti sarebbero stati pronti da stampare.
La cliente invece non era soddisfatta. “Fai qualche miracolo con photoshop, per favore” disse “Ci sono punti rossi sulla pelle, smagliature e soprattutto rughe e rotolini… puoi dimagrirmi e ringiovanirmi un po’?”. La fotografa, naturalmente, eseguì e l’album ben rilegato fu regalato al marito della cliente.
Secondo la storia, qualche tempo dopo l’uomo scrisse un’email alla fotografa. Si complimentò del lavoro, ma aggiunse: “Le foto sono bellissime, però quella donna… non è mia moglie”. Infatti, l’editing aveva cancellato tutto ciò che rendeva la modella “unica” e soprattutto mancavano i segni di tutto ciò che la coppia aveva vissuto.
Cancellate le rughe, mancavano i segni degli anni che moglie e marito avevano vissuto insieme; tolte le smagliature, il ricordo delle gravidanze e dei loro amati figli non esisteva più; niente rotolini, niente memoria delle cene preparate insieme, delle bellissime vacanze in cui entrambi avevano mangiato un po’ troppo. Anche solo se la taglia 46 si trasformava in una 44 la donna nella foto diventava un’immagine finta e smetteva di essere “lei”.
La conclusione del marito fu: “Penso di avere una colpa in tutto questo: non le ho ripetuto abbastanza volte quanto è bella così com’è. Ora lo farò di più”.
E noi? Forse è il caso che smettiamo di fare la guerra al nostro corpo. Forse è il caso di ricordarci che le nostre caratteristiche ci rendono unici, e non si ama un manichino, ma una persona.
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