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    13 “do” e “don’t” per un colloquio di lavoro
    La comunicazione è la cosa più importante da gestire durante una selezione o un colloquio di lavoro. Quali sono gli errori da evitare.

    Individuare e mettere in pratica tecniche di comunicazione efficaci è un fattore molto importante; in taluni casi è proprio determinante in vari ambiti della nostra vita, da quelli privati (con partner, figli, amici, ecc.) a quelli professionali, in particolare laddove si ha la necessità di dare una buona immagine di sé cercando un’assunzione o una collaborazione professionale.

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    Durante una selezione o colloquio di lavoro è fondamentale da una parte essere se stessi e dall’altra non dare impressioni poco buone o addirittura fuorvianti.

    Essere se stessi sottende onestà intellettuale nei confronti dell’interlocutore; crearsi un’immagine che non corrisponde alla realtà non paga poiché a) un selezionatore esperto se ne accorge subito, con effetti facilmente immaginabili b) qualora il colloquio andasse pure bene, a brevissimo emergerebbe il vero carattere della persona, con conseguenze ancor più devastanti.

    Stiliamo quindi una sorta di classifica, non in ordine di significato o importanza, di frasi da evitare/consigli da sfruttare durante una selezione di lavoro, atteso che solitamente il nostro interlocutore ha in mano il nostro curriculum e già un’idea di noi se l’è fatta.

    • Se ci vengono chieste informazioni personali (spesso servono a sciogliere il ghiaccio) mai dribblare o nascondere o comunque mostrare imbarazzo nel parlarne. Oltretutto se parliamo un po’ di noi ci mettiamo più a nostro agio nella conversazione.
    • Mai parlare in termini negativi di un precedente datore di lavoro o esperienza professionale.
    • Meglio ammettere se abbiamo vissuto momenti lavorativi difficili o riconoscere aspetti personali da migliorare.
    • Mai mostrarsi arroganti verso passate esperienze lavorative: un eccesso di autostima è controproducente.
    • Evitare troppi silenzi e dimostrarsi incuriositi sulla realtà aziendale alla quale stiamo approcciando; ciò può essere sinonimo di un concreto interesse al lavoro.
    • Mai affermare di non conoscere la realtà produttiva alla quale ci siamo rivolti.
    • Evitare comunque di chiedere informazioni troppo circostanziate sull’azienda, tipo quante ferie ci spettano o quali garanzie ci vengono date in caso di malattia (si dà l’idea che di mettere il lavoro in secondo piano e di essere lavativi).
    • Mai chiedere informazioni dettagliate su aumenti di stipendio o avanzamenti di carriera: in questo modo ci mostriamo più preoccupati dei soldi che dell’attività che ci aspetta e dei risultati che il datore di lavoro si aspetta da noi.
    • Non usare interlocuzioni tipo “spero di farcela” perché si fornisce l’immagine di una persona insicura e con poca autostima.
    • Mai usare la frase “posso lavorare anche gratis”: si dà l’idea che il nostro lavoro non valga nulla e ci mettiamo alla mercé dell’azienda; dal lato personale, sembrerebbe che siamo “disperatamente” alla ricerca di un qualche lavoro (il bisogno mostrato non affascina ma disincentiva).
    • Evitare di chiedere informazioni su chi abbia precedentemente ricoperto l’incarico e i motivi per i quali il posto si sia liberato, sarebbe irrispettoso.
    • Se ci vengono fatte domande di cui non conosciamo la risposta, mostrarsi attenti a capire riflettendo magari ad alta voce; ad ogni modo, meglio ammettere con gentilezza di non avere una risposta.
    • È utile mostrare un “formale disinteresse” al feedback dell’interlocutore, senza foga di sapere i tempi di risposta.
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    Rispettare queste micro-regole può fare la differenza tra un colloquio “vinto” e uno “perso”. Anche se non tutte le norme esposte sono giuste in assoluto (per esempio sarebbe legittimo sapere quante ferie si avranno) i consigli sono utili per come funziona il mondo del lavoro di oggi: non certo un idillio, ma è necessario averci a che fare.

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