Per chi non ha un animale è difficile capire il trasporto dei proprietari di cani e gatti nei confronti dei “pet”. Per noi che abbiamo adottato una bestiola, tornare a casa dopo una lunga giornata e vedere che qualcuno ci corre incontro scodinzolando o miagolando offre un ristoro dal peso del quotidiano. Un cane o un gatto non possono risolvere i problemi della vita, eppure molte persone descrivono la presenza animale come una fonte concreta di conforto emotivo.
La ricerca scientifica ha cercato più volte di capire se questa sensazione corrisponda a un beneficio reale. Non tutti gli animali sono formati per il servizio, non tutti sono particolarmente educati, eppure il senso di benessere che gli umani provano accanto a loro è una convinzione quasi unanime.
In realtà l’idea che la presenza di un animale migliori automaticamente la salute mentale non è dimostrata a livello scientifico. Secondo una revisione pubblicata nel 2021, gli studi non concordano: alcuni mostrano effetti positivi, altri non trovano differenze significative e altri ancora evidenziano vantaggi solo in determinate circostanze.
Uno degli aspetti più interessanti del rapporto tra presenza di animali e salute mentale riguarda la solitudine. Un animale introduce una forma di relazione che non dipende dal successo professionale, dall'aspetto fisico o dalle abilità sociali. Non ci chiede di essere brillanti, simpatici o particolarmente produttivi ma vuole solo attenzione, cura e una certa continuità. Per molte persone questo rappresenta una presenza rassicurante e può rappresentare, banalmente, un “pretesto” per entrare in contatto con altri esseri umani dalle esperienze simili.
Inoltre prendersi cura di un animale obbliga a uscire, rispettare orari, mantenere alcune routine anche nei giorni in cui la motivazione è scarsa. Chi possiede un cane, per esempio, sa che una passeggiata non può essere rimandata all'infinito perché si è di cattivo umore. Nei momenti peggiori questa responsabilità può essere percepita come un peso ma spesso diventa una struttura che aiuta a non lasciarsi travolgere dalle giornate più difficili.
Non ci sono, però, soltanto i benefici. Ci sono anche spese veterinarie, impegni quotidiani, rinunce e preoccupazioni. Un animale può ammalarsi, invecchiare, richiedere attenzioni continue e anche questo fa parte del rapporto.
È probabilmente uno dei motivi per cui gli studi più recenti tendono a restituire un quadro meno romantico rispetto al passato: gli animali domestici non sono una terapia universale né una soluzione automatica alla solitudine o all'ansia. Quelle con loro sono vere relazioni, con delizie ma anche croci. Vale come per amici e familiari: c’è il piacere ma ci sono anche problemi, incomprensioni, ansie.
Forse il contributo degli animali domestici al benessere non sta tanto nell'eliminare le emozioni negative (non sono magici) quanto nell'offrire una presenza costante. In un mondo in cui molte relazioni sono mediate da schermi, notifiche e conversazioni frettolose, un animale domestico ci ricorda ogni giorno che esiste anche un'altra forma di legame, non fatta di sovrastrutture né di parole, ancestrale e per questo profondamente rassicurante.
Insomma, non possiamo concludere con rigore scientifico che i “pet” migliorino la salute mentale, ma l’affetto che milioni di persone provano per loro è valido, reale e merita di essere ulteriormente esplorato.
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