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    La scienza rivela quando bisogna mandare un messaggio dopo il primo appuntamento
    Scrivere al potenziale partner il giorno dopo l’appuntamento è la scelta migliore. Ecco perché.

    La scienza si occupa, e si deve occupare, di tutto. Perché capire come funziona la mente umana è interessante tanto quanto scrutare il cosmo. Apparentemente molti studi sulle relazioni si occupano di banalità, ma tutto sommato sono d’aiuto. La teoria di cui parliamo oggi riguarda un dilemma che praticamente tutti ci siamo posti: quando è il momento di scrivere un messaggio dopo il primo appuntamento?

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    Lo scenario è questo: ci siamo incontrati e ci siamo divertiti, abbiamo fatto battute ed è scoppiata una piccola scintilla. Torniamo a casa, ci sediamo sul divano, ripensiamo alla serata e ci viene spontanea l’idea di scrivere un messaggio per dire quanto siamo stati bene. A quel punto molti si bloccano e si interrogano: sarà giusto farlo? Non si rischia di sembrare troppo appiccicosi? Il potenziale partner potrebbe perdere interesse o sentirsi pressato?

    Per risolvere il dilemma molti usano una strategia “tradizionale”, una convenzione nota da tempo: la regola dei tre giorni. Questa prevede che dopo un appuntamento andato bene si debbano aspettare ben tre giorni prima di farsi risentire. L’idea di base è che in questo modo l’altra persona avrà il tempo di ripensare all’appuntamento, sentire un po’ di mancanza e pure tormentarsi (positivamente) per quell’affascinante soggetto che non richiama.

    Uno studio dell’Università Leuphana di Lüneburg si è concentrato su questo dilemma, sottoponendo dei volontari a diversi questionari. La richiesta era di immaginare un bell’appuntamento e considerare diversi scenari per il dopo. In gioco c’erano l’insicurezza (che si può provare dopo giorni di silenzio) ma anche il valore percepito del potenziale partner.

    Il risultato dello studio è “democristiano”: non bisogna farsi risentire né troppo presto né troppo tardi. L’interesse romantico secondo i ricercatori segue una curva a U e nei due estremi si riscontrano problemi.

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    Scrivere troppo presto non fa solo sentire pressata la persona, ma non le dà nemmeno tempo di rielaborare quanto accaduto durante l’appuntamento. Nelle ore seguenti le informazioni ottenute e le emozioni provate vengono riordinate dal cervello, che arriva a formare convinzioni sull’interesse o il disinteresse. Insomma, farsi risentire subito potrebbe smorzare il fascino e far precipitare il “valore percepito”.

    D’altro canto farsi risentire troppo tardi non è una buona idea. Aspettare un po’ crea un “effetto attesa” che può aumentare l’interesse, ma quando passa troppo tempo la curiosità scema e l’altra persona passa oltre, perché l’incertezza è mal tollerata in generale.

    Cosa fare dunque? I ricercatori suggeriscono che il momento migliore per mandare un messaggio sia il giorno dopo l’appuntamento. In questo modo non si anticipa troppo ma nemmeno si ritarda, evitando la confusione e il calo dell’interesse.

    Questi risultati non ci dicono che dobbiamo improvvisamente diventare strateghi e affrontare ogni appuntamento come generali in battaglia. Però buono a sapersi: tra lasciarsi andare all’entusiasmo e fare i misteriosi una buona via di mezzo è l’ideale.

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