Se c’è una cosa che dobbiamo riconoscere ai truffatori è che sono ingegnosi. Ogni debolezza umana viene attentamente studiata per approfittarne e fare cassa. E se c’è una debolezza particolarmente insidiosa è l’indignazione cieca, quella che fa scivolare in parole pesanti e penalmente punibili.
L’odio online è un problema serio e certamente condannabile, ma il problema è che possono caderci in molti. In molti, a un certo punto, vedono rosso e scrivono parolacce che dal vivo non oserebbero mai dire. I truffatori esperti lo sanno e fanno in modo di sfruttare la cosa a loro vantaggio, anche perché è vero, le offese online sono un reato penalmente perseguibile.
Il trucco è questo. Si postano di proposito contenuti controversi e, come un pescatore che ha lanciato l’amo, si sta fermi ad aspettare gli insulti. Che, puntualmente, arrivano. Alcuni di questi sono particolarmente pesanti (sappiamo tutti che cosa la gente è capace di scrivere). A quel punto il truffatore agisce: minaccia una denuncia per diffamazione e, pochi minuti dopo, offre un patteggiamento. Si tratta, insomma, di pagare un risarcimento per evitare denuncia e processo. In quasi tutti i casi le persone pagano senza fiatare. Sommiamo questa scena per dieci o cento e otteniamo un bel gruzzolo, anche perché i risarcimenti chiesti sono spesso di alcune migliaia di euro.
I “professionisti” in questo campo si possono riconoscere perché spesso, dopo l’accettazione del patteggiamento, inviano estremi bancari già preparati e ordinati e accompagnati da un messaggio generico. Ciò rende chiaro che si tratta di un vero e proprio business per loro. Il caso più frequente è quello di giovani donne o persone trans che pubblicano sui social foto “al limite”, un po’ troppo esplicite, e incassano facilmente gli insulti che sperano.
Quando ci si trova in una situazione del genere è consigliabile chiedere un consulto a un avvocato evitando di pagare subito. Resta il fatto che la situazione è insidiosa. Questi truffatori, infatti, sono tali per noi ma non possono essere perseguiti perché portano avanti richieste legittime per la legge. Anche se molte persone non ci pensano, diffamazioni e odio online sono effettivamente reati. Un conto è lasciare un commento garbato e nei limiti, un conto è lasciarsi andare alla rabbia e scrivere parole pesanti. E sono in tanti a farsi prendere la mano.
Quando il danno è fatto è fatto, e la consulenza di un avvocato è molto importante per capire come muoversi nel concreto. Non siamo nella posizione di dare consigli così delicati. Il nostro articolo nasce per lanciare un avvertimento: sappiate che questo fenomeno è in crescita e fate quanto possibile per tutelarvi.
Come? Smettendo completamente di scrivere commenti offensivi sui social. Ogni volta che avete la tentazione di digitare un insulto, fermatevi e ricordate che potrebbe trasformarsi in un grosso problema. Creare account falsi non serve a molto, perché risalire alla vera identità è più semplice di quanto sembri.
Forse un tempo, quando il mondo social era meno conosciuto e regolamentato, si poteva avere una confortante sensazione di impunità. Oggi non è più così. Ogni passo falso, online come nella vita, può rivelarsi pericoloso.
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