Il primo appuntamento al ristorante è una tradizione che sta un po’ cedendo il passo al più leggero aperitivo, ma che rappresenta un test nei confronti del potenziale partner. A tavola si colgono molti segnali, dal rapporto coi camerieri a quello col cibo. Le possibilità di capirsi, tra green e red flag, non mancano. Qualcuno all’estero ha anche coniato un termine apposito per descrivere questo “test”: restaurant gap, il quale può essere più o meno largo e influenzare la futura frequentazione.
Le prime informazioni che saltano all’occhio sono quelle che riguardano l’ambiente e i tempi: essere cortesi o scortesi coi camerieri, ad esempio, testimonia diversi gradi di empatia. Mangiare troppo velocemente può indicare un’incapacità di godersi il momento presente, una natura nervosa. Criticare il cibo e il menù in modo un insistito è un altro pollice verso. C’è infine il nemico numero uno: l’uso del cellulare a tavola. Alcune persone scelgono di non proseguire con la frequentazione quando notano questo insieme di atteggiamenti.
Altri “gap” riguardano il vero e proprio rapporto con il cibo, che influenza noi italiani più di quanto ci piace ammettere. La presenza di gusti differenti non è certo un motivo di “bocciatura”, però viene interpretata come un dato importante che può avere un suo peso.
Se ad esempio lei ama provare piatti nuovi e lui è rigidamente tradizionalista, c’è davvero compatibilità? Cosa succederà quando lei vorrà condividere viaggi in giro per il mondo a caccia di nuovi sapori, o semplicemente vorrà divertirsi a provare i ristoranti etnici più disparati?
Per non parlare del costo delle pietanze. Se entrambi amano i piatti ricercati e costosi, l’intesa è perfetta; se invece lei si rimpinza di astice, lui sceglie un piatto di pasta al sugo e tocca dividere il conto alla fine, il rapporto potrebbe iniziare in modo un po’ più sbilanciato. Se poi, nel caso di una coppia etero dall’etichetta “tradizionalista”, quella che ama spendere è lei e quello che deve pagare il conto è lui, peggio ancora.
Ci sono poi gli schizzinosi, generalmente poco apprezzati. Ma tutto dipende dal modo in cui si esprime questa schizzinosità: non c’è niente di male se si può parlarne francamente e c’è un pizzico di autoironia, viceversa l’impressione può essere negativa.
Veniamo poi al gap più profondo di tutti: quello tra carnivori e vegetariani-vegani. Qui la lotta può farsi sanguinosa e portare la storia al capolinea. Tra queste due filosofie alimentari spesso c’è rabbia e non mancano i pregiudizi. Molti carnivori accusano i vegani di essere estremi, fissati, chiusi, frustrati. Viceversa, i vegani accusano i carnivori di scarsa empatia, crudeltà, addirittura stupidità. La convivenza di due persone che non solo hanno etiche diverse, ma pure una dichiarata avversione verso chi non la pensa come loro, è quasi impossibile. L’unica strada può essere la tolleranza per la diversità di opinione.
A volte il rapporto con la tavola porta alla luce tratti di personalità importanti, che possono contribuire alla scelta di concedere o no un secondo appuntamento.
Commenti