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    Matrofobia, la paura di diventare come la propria madre
    Quando una donna diventa adulta, soprattutto se vuole dei figli, può essere paralizzata dalla paura di diventare come sua mamma.

    “Non diventerò mai come mia mamma!”. Quante ragazze hanno pronunciato questa frase… e più il tempo va avanti più la ribellione si trasforma in paura: quella che la poetessa americana Adrienne Rich ha chiamato “matrofobia”.

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    Il rapporto tra figlie e madri, come quello tra figli e padri, è complesso e tormentato anche quando in famiglia regna l’amore. Alcune scrittrici e giornaliste mettono però l’accento sul lato femminile, perché sono convinte che la considerazione sociale della donna aggiunga un peso ulteriore. Ne parleremo.

    Diciamo prima che rivedere la propria madre in se stesse è una perturbante sensazione che arriva da adulte. Più i tratti del viso diventano maturi, più si coglie la somiglianza somatica; più le sfide della vita si fanno ardue, più sbucano le comunanze nel modo di reagire. Non c’è sempre un’identità caratteriale, ma possono essere simili il modo di comportarsi in una situazione di emergenza, l’attitudine nei confronti del lavoro, certi gusti.

    In realtà, secondo la scienza, effettivamente le madri danno alle figlie non solo una parte dell’aspetto fisico, ma anche una parte del temperamento. Pare infatti che il carattere delle persone sia influenzato prima dai geni e poi dall’ambiente. Ciò non significa che siamo cloni dei nostri genitori, tutt’altro, ma nascere da loro e crescere con loro ci può plasmare in modo non trascurabile.

    Fin qui abbiamo parlato di problemi che riguardano entrambi i generi: le figlie rivedono in se stesse la loro madre come i figli rivedono il padre. Ma perché proprio il genitore dello stesso sesso e perché le più tormentate sono le donne?

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    La giornalista francese Claire Richard ha scritto un libro molto interessante, Pardonner à nos mères, nel quale sostiene che la matrofobia sia influenzata dalla società patriarcale. Infatti le testimonianze di 150 donne, da lei analizzate nel saggio, rivelano che la paura non è tanto di assomigliare fisicamente o mentalmente alla mamma, quanto piuttosto di vivere il suo stesso destino.

    Anche se viviamo in un mondo sempre più egalitario, le donne di 30, 40, 50 anni hanno ancora vissuto l’esempio di madri meno libere. Donne che si sono dovute fare da parte, che hanno rinunciato ai loro sogni, che si sono sposate e hanno fatto figli per dovere, che sono variamente represse. Richard, insomma, pensa che la matrofobia abbia molto di sociale e politico, e non a caso emerge maggiormente quando la giovane donna sta per diventare madre a sua volta: dovrà anche lei rinunciare a gran parte di sé per crescere la prole, mentre il marito ne uscirà un po’ più indenne?

    Concludiamo parlando di un aspetto psicologico molto sentito in chi sta per diventare genitore, uomo o donna che sia: la paura di diventare come la madre o il padre ha a che fare anche con il senso di abuso e di colpa. I genitori che non sono stati perdonati per le loro mancanze si trasformano in spauracchi e generano il terrore di poter ripetere gli stessi errori. Un senso di colpa, o meglio di paura della colpa, che può diventare paralizzante. Finché non si arriva a riconoscere che i genitori perfetti non esistono, finché non si perdona e non si scende a patti con i propri limiti, diventare mamme e papà continuerà a essere un passaggio difficile.

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