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    Perché sotto stress perdiamo colpi? Lo spiega la scienza
    Quando siamo stressati diventiamo temporaneamente meno intelligenti perché il cervello sovraccarico rallenta, privilegiando meccanismi di difesa che percepisce come più urgenti.

    Quasi tutti hanno fatto queste esperienze: aprire il frigorifero e dimenticarsi di cosa si stava cercando; rileggere tre volte la stessa email senza capirne il contenuto; cercare una parola semplicissima e, per qualche secondo, sentire che è sparita dalla memoria. Il pensiero tipico in questi casi è:"Sto perdendo colpi".

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    Ma, come si sa sempre di più, spesso la ragione è un’altra: lo stress (anche quello invisibile). Infatti, quando siamo sotto pressione l'organismo sembra non funzionare al massimo, ma in realtà sta mettendo in moto una serie di meccanismi di adattamento. Non perde colpi, ma aumenta il livello di attivazione, rilascia adrenalina e cortisolo, orienta l'attenzione verso ciò che viene percepito come più urgente scordando il resto.

    Lo stress, piaga del mondo moderno, è un problema perché mette il cervello in un costante “attacca o fuggi”. Un meccanismo vitale per i nostri antenati che vivevano nella savana africana, un po’ meno per noi. È che non riusciamo davvero a distinguere un predatore da una scadenza impossibile, da una preoccupazione lavorativa o relazionale, da un burnout. Più avremmo bisogno di ragionare con lucidità, più ci sembra di avere la mente annebbiata.

    La prima a crollare, sotto stress, è la cosiddetta memoria di lavoro, che serve a tenere a mente informazioni temporanee utili per ragionare e pianificare. Ecco perché le persone molto stressate si sentono stupide, tanto che test di intelligenza come il WAIS potrebbero dare risultati più bassi: non è mancanza di brillantezza, è affaticamento che porta a problemi con la memoria di lavoro.

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    Le risorse cognitive non scompaiono, ma vengono in parte assorbite dalle ansie. È difficile concentrarsi su un compito quando una parte dell'attenzione continua a tornare su ciò che ci preoccupa. Molte persone descrivono questa condizione come nebbia mentale.

    Persino il pensiero riflessivo, organizzativo, quello insomma più “elevato” può essere momentaneamente ridotto in chi è stressato. Gli studi della neuroscienziata Amy Arnsten hanno confermato questa correlazione. Infine, anche il controllo delle emozioni vacilla, come dimostrato dal nervosismo e dalla commovibilità che molti sperimentano.

    Per cui faticare a seguire un discorso complesso, dimenticare cose banali e impiegare più tempo per svolgere attività normalmente semplici sono forti indizi di burnout, non di vero declino cognitivo come tanti temono. Certo, la cosa spaventa, ma più che agitarsi per la riduzione di capacità vale la pena di interrogarsi su quanto sia sostenibile lo sforzo che si sta facendo. L’eccesso di richieste mette alla prova le capacità di adattamento del cervello ma prima o poi intaccherà anche la salute fisica e mentale.

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    “Fermate il mondo, voglio scendere!”. Purtroppo non è sempre possibile al cento per cento. La necessità di arrivare a fine mese, una famiglia di cui prendersi cura, una relazione difficile che però è ancora piena d’amore e si può recuperare... Non si può sempre dire di no e dedicarsi alla vita lenta. Ma piccoli-grandi adattamenti sono possibili, questo sì. Non è un capriccio: è una vera e propria cura.

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