Quando siamo ai primi passi di una relazione, chiederci quanto l’altra persona tenga a noi è un chiodo fisso. Gli elementi che possono farcelo capire sono tanti: quanto si fa sentire, se ci presenta i suoi amici, se accenna a un futuro, se vuole scoprire cosa pensiamo. Un aspetto al quale di solito non si fa troppo caso è però altrettanto importante: quanto quella persona si apre, ossia ci dà accesso al suo mondo interiore?
Alcuni esperti, per descrivere l’apertura emotiva, utilizzano la metafora del tavolo e della sedia. Immagina che il tuo partner sia seduto a un tavolo e che esso contenga tutto il suo mondo: sogni, abitudini, ricordi, famiglia, lavoro ecc. Puoi immaginare tutte queste cose nella forma di un computer, dei libri, matite, tazze e tazzine, posacenere. Tu sei entrata nella stanza, lo hai visto, ti sei fermata davanti a lui. Cosa farà a quel punto?
Immaginalo che prende qualche libro e lo posa in terra, mette il computer un po’ di lato, si libera del posacenere, prende una pezzetta e pulisce un lato del tavolo perché possa usarlo tu. Ti offre una sedia se c’è, altrimenti va a prenderla in un’altra stanza. Fuor di metafora, che vuol dire? Ti sta permettendo di essere parte della sua vita, osservarla, viverla, ma allo stesso tempo fa spazio e ti dà occasione di portare anche le tue cose, i tuoi pensieri, le abitudini, i sogni.
Non solo non sposta nulla ma non ti offre nemmeno una sedia. Lui è lui, con la sua vita ben piena e gelosamente custodita. Ti guarda, sì, e in effetti siete nella stessa stanza, ma tu non puoi aggiungere nulla né sederti comodamente. Questa metafora descrive una persona non per forza disinteressata ma chiusa, gelosa del proprio mondo, forse anche un po’ spaventata. Può essere così per l’educazione ricevuta, per un trauma relazionale o perché non ci tiene davvero, chi lo sa? Magari, se sollecitata, questa persona può pure portarla, la sedia, ma tutto sarà una lotta – non ho spazio, sposta questo- che potrebbe sfinirti.
Cosa fare se siamo nel secondo scenario? Gli osservatori più distaccati sono categorici: girarsi e andarsene. Cercare amore dove non c’è spazio è al 90% una battaglia persa. È vero però che non siamo macchine, che ci affezioniamo velocemente, che le persone comunque possono cambiare. Non è sempre facile uscire da una relazione solo perché “non c’è una sedia libera”. La consapevolezza offerta da questa metafora è comunque molto preziosa perché può influenzare in modo positivo le nostre scelte e i nostri comportamenti futuri.
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