In estate le conversazioni sembrano ruotare sempre attorno al meteo e tutti si lamentano. Del resto, il caldo intenso è davvero un fattore di stress per l'organismo: aumenta la fatica, può compromettere il sonno e rende più difficile concentrarsi.
Ci sono però alcune ricerche che dovrebbero dissuaderci dal pensare continuamente al caldo: pare infatti che il modo in cui rivolgiamo la nostra attenzione al disagio possa influenzare anche il modo in cui lo percepiamo. Questo non significa che il caldo sia "solo nella nostra testa” ma che che mente e corpo si influenzano a vicenda.
Sapete che si dice che un piccolo dolore può distrarre da un dolore o paura più grande? Per esempio chi ha paura degli aghi può provare a mordersi un labbro nel momento della puntura. Il meccanismo psicologico sottostante è quello della cosiddetta attenzione selettiva: se ci concentriamo molto su uno stimolo lo sentiamo di più, sentendo di meno il resto. E quindi, se pensiamo a quanto stiamo soffrendo il caldo, sentiamo ancora più caldo.
La lamentela è più complessa della semplice concentrazione, perché ha anche una funzione sociale. Parlare del caldo crea immediatamente un terreno comune: tutti lo stanno vivendo e tutti possono confermare quanto sia faticoso. Da questo punto di vista lamentarsi non è necessariamente inutile, perché può rafforzare il senso di condivisione e farci sentire meno soli davanti a un'esperienza spiacevole. Il meteo è un argomento tipico del cosiddetto “small talk” e ci aiuta a entrare in contatto con persone che conosciamo poco, sentendoci piano piano meno in ansia.
Se però la lamentela diventa l'unica modalità con cui affrontiamo le situazioni finiremo per creare un clima poco piacevole, facendo sentire noi e gli altri un po’ a disagio. Così daremo ancora più colpa al caldo e creeremo un circolo vizioso.
Non vuol dire che non si possa parlare di questo caldo estremo, che è pericoloso per la salute. Le informazioni sulle ondate di calore possono essere condivise perché aiutano a informare e a mettere al riparo le categorie fragili. Anche un buono sfogo al momento giusto, semplicemente, “ci sta”.
Quello che la psicologia si limita a suggerire è che passare l'intera giornata a monitorare ogni goccia di sudore, ogni senso di spossatezza e ogni previsione meteo può far sì che il caldo occupi sempre più spazio nella nostra mente.
L’azione più utile, quando possibile, è spostare l'attenzione su ciò che possiamo controllare: abbassare le tapparelle, bere un bicchiere d'acqua, fare una doccia fresca, rimandare le attività più faticose alle ore meno calde o dedicarci a qualcosa di coinvolgente. Questo non cambierà la cifra sul termometro ma, dirigendo l’attenzione su altro e proteggendoci per bene, potremo cambiare la temperatura percepita, il vero motore di molti disagi.
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