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    “Ho le ferie, ma mi sento in colpa se le prendo”
    Una fetta consistente di lavoratori italiani non consuma tutti i giorni di ferie a sua disposizione per colpa della pressione e del senso di colpa. E chi riesce ad andare in vacanza dovrebbe staccare la spina completamente.

    I dati raccontano che per una parte consistente dei lavoratori italiani staccare dal lavoro non è così semplice. Sembra che lo spettro delle responsabilità segua le persone persino quando dovrebbero prendersi il giusto riposo.

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    Secondo un'indagine condotta su 16.500 lavoratori di 16 Paesi europei, soltanto il 44,5% dei lavoratori italiani è riuscito a utilizzare tutti i giorni di ferie maturati nell'ultimo anno. La media europea è del 63%.

    Come mai succede? Il 44% degli italiani dichiara di non sentirsi libero di andare in ferie perché teme di mettere sotto pressione i colleghi o di creare problemi all'organizzazione del lavoro. Quasi un senso di colpa, che però non dovrebbe essere posto sulle spalle del singolo lavoratore il quale dovrebbe mantenere i suoi diritti.

    Il senso di responsabilità, se rinfocolato con una certa dose di manipolazione, può trasformarsi in una specie di trappola. Se sappiamo che la nostra assenza comporterà più lavoro per qualcun altro, prendere quei giorni può sembrare quasi un gesto egoista. Lo stesso vale per il lasciare il capo “senza abbastanza aiuto”. Il problema è che, in teoria, le ferie servono proprio a questo: ad assentarsi.

    C'è una parola che negli ultimi anni è entrata nel linguaggio del lavoro: vacation shaming. Indica, in sostanza, la pressione che può far sentire una persona inadeguata o poco impegnata perché decide di prendere ferie. Un sondaggio condotto da The Adecco Group nel 2024 conferma che il 58% degli intervistati italiani l’ha sperimentata almeno una volta.

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    La cultura che sta alla base di questi fenomeni impone di essere sempre disponibili, cosa che viene confusa con l'essere professionali.

    Secondo il Workforce Confidence Index di LinkedIn del 2026, quasi metà dei lavoratori italiani continua a controllare email o telefonate di lavoro durante le ferie. La percentuale varia molto con l'età: arriva al 60% tra i Baby Boomer e scende al 27% tra la Gen Z, più orientata al “detox” totale. Lo stesso report rileva che il 16% degli italiani prova senso di colpa nel tempo libero per il fatto di non lavorare; tra le donne la quota sale al 19%.

    Questi numeri raccontano una cosa abbastanza semplice: il confine tra lavoro e tempo libero può essere molto meno netto di quanto dovrebbe.

    I lavoratori italiani hanno in media 24,7 giorni di ferie retribuite all'anno contro i 25,3 della media europea, ma dichiarano che ne vorrebbero circa 33,6. Allo stesso tempo, una fetta consistente di lavoratori non riesce a utilizzare tutti quelli maturati. Il risultato è che vorremmo più ferie ma non riusciamo a utilizzare nemmeno quelle che abbiamo.

    Secondo gli studiosi le vacanze sono importanti per il benessere. Quando si è a riposo e ci si trova in un bel posto o si svolge un’attività gratificante il cervello rilascia serotonina. Secondo il neurologo Justin James Kennedy, viaggiare stimola la creatività e contribuisce al rilascio di dopamina. Il maggiore movimento, per chi fa lavori sedentari, attiva il corpo in modo positivo, e infine il beneficio più grande riguarda l’umore.

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    Perché questi benefici si realizzino, gli esperti raccomandano uno stacco radicale dal mondo del lavoro: controllare le email o rispondere alle chiamate può riportare la mente in uno stato di “allerta”, rendendo le vacanze più stressanti che rilassanti.

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