Perché una persona dovrebbe sentirsi più amata quando viene rincorsa, senza farsi bastare la “semplice” presenza? Perché avere un corteggiatore piace ma fermarsi ad aspettarlo no?
Questa dinamica sentimentale, che si deve sempre appoggiare a fatti eclatanti e trova sospettoso un rapporto “tranquillo”, è molto comune ha diverse spiegazioni possibili, spesso inconsce. Alla base ci può essere, per esempio, un concetto di amore non abbastanza sicuro.
Per alcune persone, l'amore può essere stato associato molto presto all'idea di dover fare qualcosa per ottenerlo. Non significa necessariamente essere cresciuti in una famiglia senza affetto. Le esperienze possono essere molto più sottili: un genitore poco prevedibile, approvazione concessa soprattutto quando si raggiungono determinati risultati, attenzioni che aumentano e diminuiscono senza che sia chiaro il motivo.
Nella psicologia dell'attaccamento, la disponibilità e la prevedibilità delle figure di riferimento hanno un ruolo importante nello sviluppo delle aspettative sulle relazioni e da adulti queste aspettative possono riemergere in forme diverse.
Una persona potrebbe quindi sentirsi più rassicurata quando vede che l'altro insiste, perché l'insistenza diventa una prova concreta del suo interesse. La semplice presenza non basta, perché non viene percepita come vera e sicura al 100%.
Quindi, se qualcuno ci cerca continuamente, ci scrive, vuole vederci e si preoccupa quando ci allontaniamo, non abbiamo molti dubbi sul suo amore; se invece è presente senza rincorrerci, lascia spazio e non ha bisogno di continue conferme, possiamo interpretare quella serenità in modo completamente diverso. Eppure, se razionalizziamo un momento, sappiamo bene che una persona può essere molto coinvolta senza vivere costantemente il timore di essere abbandonata. Ma se siamo abituati ad associare l'amore all'intensità, la calma può sembrare quasi un'assenza di sentimento.
Oltre a questa dinamica ve n’è spesso un’altra, più legata all’autostima e alla conferma. Essere rincorsi dà una forma molto immediata di rassicurazione perché, quando l'altra persona ci cerca, sappiamo di essere importanti. Se smette, invece, iniziamo a nutrire dubbi sulla nostra desiderabilità o sul valore che abbiamo per lei.
E così può nascere un gioco di distanza e inseguimento: uno si allontana perché si sente trascurato, l'altro lo rincorre. La persona che si era allontanata si sente finalmente desiderata e torna ad avvicinarsi. Per qualche tempo va tutto bene, poi la vicinanza torna a essere percepita come normale e le rassicurazioni ricominciano a non bastare. Uno dei due prende nuovamente le distanze e l'altro torna a inseguirlo.
Ma una relazione sana non dovrebbe essere costruita sulla necessità di dimostrare continuamente che l'altro ha paura di perderci! Anzi, la possibilità di stare vicini senza dover provocare ogni volta una reazione può essere un segnale di maggiore sicurezza.
"Ho bisogno che tu mi faccia sentire importante" può essere una richiesta legittima ma "Se non mi rincorri quando me ne vado, significa che non mi ami" è un test che alimenta la distanza più che l’amore.
Se è così, come si può uscire da questo schema?
Può essere utile osservare cosa succede quando il partner è presente, affettuoso e disponibile. Se in quei momenti ci si sente comunque insoddisfatti, mentre la sua attenzione diventa improvvisamente preziosa quando rischiamo di perderla, forse non è soltanto l'amore dell'altra persona a essere in discussione. Potrebbe esserci un bisogno di conferma che la relazione, da sola, non riesce a placare.
In alcuni casi parlarne con il partner è sufficiente per modificare certe dinamiche. In altri, soprattutto quando questo schema si ripete da una relazione all'altra e genera molta sofferenza, può essere utile affrontarlo in una terapia di coppia.
Una relazione in cui bisogna continuamente scappare per essere raggiunti rischia di diventare estenuante per entrambi e quindi, in pericolo, non c’è solo la serenità ma l’esistenza stessa della coppia.
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