Una delle consuetudini più dolci dell’Ottocento, oggi in disuso, era la florigrafia, ovvero il linguaggio dei fiori. Questo linguaggio associava a fiori, piante e talvolta anche ai loro colori determinati significati. Un mazzolino era come una lettera: poteva esprimere amore, amicizia, timidezza o addirittura rimprovero, senza una parola.
Non è mai esistito un “dizionario dei fiori” universale, anche se qualcuno più tardi ha provato a scriverlo. Da un Paese all’altro, in base all’epoca e alle tradizioni, i significati cambiavano.
Chi ha inventato il linguaggio dei fiori? Si dice che la storia inizi nell’impero ottomano. Esisteva una pratica chiamata sélam, nella quale fiori e altri piccoli oggetti erano associati a versi e potevano essere utilizzati per trasmettere messaggi.
Il vero boom, però, arriva in Occidente nell'Ottocento, quando il fenomeno esplose in Francia, Gran Bretagna e Stati Uniti.
Nel 1819 venne pubblicato a Parigi “Le langage des fleurs”, attribuito a Charlotte de la Tour, pseudonimo di Louise Cortambert. Il libro proponeva circa 300 significati associati a fiori e piante e contribuì enormemente alla diffusione della moda.
Come abbiamo detto, il linguaggio dei fiori non è mai stato universale. Ogni “dizionario” differiva e da Paese a Paese c’erano grandi differenze. Proviamo comunque a farvi un esempio più accurato possibile dei significati di alcune piante comuni.
La rosa rossa è tradizionalmente legata all'amore e alla passione. È uno dei pochi simboli floreali che hanno mantenuto una certa riconoscibilità anche al di fuori della florigrafia ottocentesca.
Ma attenzione, nel caso delle rose il significato poteva cambiare in base al colore. Nei repertori vittoriani le rose rosse potevano rappresentare l'amore appassionato, quelle rosa l'ammirazione, quelle gialle sentimenti legati alla gioia o all'amicizia e quelle bianche indicavano l'innocenza.
Il rosmarino è associato alla memoria anche grazie a Shakespeare. Nell'Amleto, Ofelia pronuncia infatti la celebre frase sul rosmarino "for remembrance", cioè "per ricordare".
Non sorprende quindi che alcuni compilatori di dizionari floreali abbiano ripreso associazioni già presenti nella letteratura invece di inventare un significato completamente nuovo.
Il non-ti-scordar-di-me (forget-me-not) è uno dei casi in cui il nome stesso sembra aver fatto gran parte del lavoro. Nel repertorio simbolico ottocentesco veniva associato al ricordo e alla richiesta di non essere dimenticati. Era quindi particolarmente adatto a messaggi di affetto per chi era in procinto di partire.
Nella mitologia greca, Giacinto era un giovane amato da Apollo. Secondo una delle versioni più conosciute del mito, il ragazzo morì accidentalmente durante un lancio del disco; dal suo sangue nacque il fiore che porta il suo nome. Nei repertori della florigrafia il giacinto poteva assumere significati differenti, tra cui quello della costanza.
Ma perché il linguaggio dei fiori ebbe tanto successo? Nella società vittoriana esistevano molte convenzioni riguardo a ciò che era opportuno dire e fare pubblicamente, soprattutto nelle relazioni sentimentali. Un fiore, magari inviato segretamente, permetteva di esprimere qualcosa senza pronunciarlo apertamente.
La florigrafia aveva quindi qualcosa di molto pratico: consentiva di dire "ti amo" senza dire "ti amo". Perfetta, tra l’altro, per i timidi. È stata, in fondo, una moda come le altre, ma di quelle che dispiace di aver perso.
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