La cultura giapponese della casa è storicamente minimalista, con pochi mobili, pochi oggetti e linee pulite. Non esiste un vero e proprio “metodo tradizionale” codificato. Chi ha portato alla ribalta il gusto minimalista giapponese sono soprattutto autrici e autori contemporanei, che hanno preso spunto dalle abitudini del loro Paese. Senza trasformarci tutti in giapponesi (la nostra mentalità è profondamente diversa) possiamo cogliere qualche spunto utile per dare più respiro alla nostra casa.
Quando una casa è piena la prima reazione è comprare contenitori, scatole e organizzatori (Ikea guadagna milioni così) ma in questo modo si rischia semplicemente di organizzare il superfluo.
Il primo passo è quindi più scomodo: tirare fuori gli oggetti che si possiedono e decidere quali hanno ancora una funzione, quali vengono utilizzati e quali sono rimasti lì per abitudine. Solo dopo ha senso pensare a come sistemarli.
Non tutto ciò che possediamo deve avere una funzione pratica: ad esempio una fotografia, un regalo o un oggetto ereditato possono avere un valore affettivo molto forte. Ma tanti oggetti, diciamocelo, restano in cantina senza più scopo, per inerzia, come i vecchi televisori, i proiettori per diapositive, i lampadari, i computer vecchi... sono questi gli oggetti che bisogna sforzarsi di lasciare andare.
Non serve trasformare il cosiddetto decluttering in una gara a chi possiede meno: il minimalismo consiste nel liberarsi di cose non più utili.
Semplice, duro ma vero: i ricordi esistono a prescindere dagli oggetti che ne sono testimonianza. Per alcune persone i ricordi non sono solo fotografie ma interi arredamenti, mobili, tappeti, vestiti che non si mettono nemmeno più… fare una cernita non è un torto al nostro passato, che resta comunque dentro di noi.
Una delle caratteristiche più riconoscibili degli ambienti minimalisti giapponesi è la presenza di superfici non completamente occupate. La casa dovrebbe contenere spazio per muoversi a proprio agio, mentre alcuni appartamenti sono soffocati dai troppi mobili.
Liberare la casa serve a poco se continuiamo a riempirla con la stessa velocità. Quando si fa decluttering “vero” si passa da una mentalità di accumulo a uno sforzo di scelta col contagocce, per non far sì che gli effetti si annullino nel giro di poco tempo.
Il minimalismo non significa vivere in una casa completamente vuota e triste, ma in un ambiente più semplice per la gestione quotidiana. Perciò avere accesso facile a ciò che serve è il cuore di questa filosofia di arredamento.
Se ogni oggetto ha un posto preciso, diventa più facile rimetterlo a posto senza dover decidere ogni volta dove lasciarlo. E quando qualcosa rimane continuamente fuori posto, può essere un segnale: forse quel posto non è pratico oppure quell'oggetto viene utilizzato abbastanza spesso da meritare una collocazione diversa.
Se l’oggetto che occupa spazio e non viene usato da anni è relativamente economico, comune e facile da trovare è meglio buttarlo, rivenderlo o regalarlo. L’unica vera eccezione sono chiavi e attrezzi difficili da reperire, o eventuali oggetti utili in caso di emergenza. Qualcosa che non è stata usata per anni o decenni potrebbe davvero non servire più. Se si hanno buoni rapporti coi vicini basterebbe farsela imprestare al bisogno.
Un errore del decluttering è pensare che una volta sistemata la casa non si debba più modificare nulla. Ma le persone cambiano e cambiano anche le loro esigenze. Un hobby può finire, un lavoro può richiedere nuovi strumenti, una stanza può assumere una funzione diversa… Una casa non è un progetto che deve essere completato una volta per tutte.
Il principio più interessante del minimalismo non è avere poco, ma avere spazio per ciò che conta.
Una grande libreria, una collezione o un tavolo grande per cenare con gli amici sono compatibili al 100% con questa filosofia. Se una cosa rende la casa più propria non diventa superflua soltanto perché non è indispensabile. Il punto è che sia davvero così e non una finta esigenza data dall’esterno.
L’obiettivo più alto dei minimalisti giapponesi estremi è una casa della quale tutto il contenuto può entrare in due valigie. Ciò è incompatibile con la nostra mentalità. Una casa minimalista non è necessariamente povera di cose ma è essenziale nel senso più completo del termine.
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