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    I giovani vogliono tornare in campagna
    Un sogno generazionale dei Millennials (i 30-40enni di oggi) è mollare tutto e vivere nella natura, o riappropriarsi dei piccoli paesi. Ma è davvero possibile?

    Traffico, affitti sempre più difficili da sostenere, giornate scandite dagli impegni e poco tempo per sé… per molti giovani adulti la vita in città ha perso una parte del suo fascino. Quello che un tempo sembrava il posto giusto per costruirsi una carriera, conoscere persone e avere tutto a portata di mano può diventare, con gli anni, una fonte continua di stanchezza.

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    Non sorprende, quindi, che l'idea di trasferirsi in campagna sia diventata attraente per chi sogna ritmi diversi. Una casa con un giardino, meno rumore, la possibilità di lavorare da remoto e di non trascorrere ore negli spostamenti… il quadro è invitante. Ma si tratta davvero di una tendenza diffusa tra i Millennials oppure di un desiderio amplificato dai social?

    Quando parliamo di Millennials, ci riferiamo alla generazione nata tra gli anni Ottanta e la metà degli anni Novanta. Una generazione che più di ogni altra ha avuto la possibilità di frequentare l’università, il che vuol dire muoversi dai paesi alle città. Ora però queste persone sono adulte e devono fare i conti con un costo della vita che ogni anno aumenta, mentre gli stipendi rendono difficile anche solo pagare l’affitto. A questo si aggiunge lo stress ambientale. Città significa anche rumore, affollamento e traffico, una somma di fattori che agitano e rendono più difficile recuperare le energie.

    Ecco allora che più di qualcuno pensa alla campagna. Essa, almeno nell'immaginario, promette proprio quello che sembra mancare in città: silenzio, spazio, contatto con la natura e una maggiore autonomia nella gestione delle giornate.

    Per quanto la campagna sia stata venduta da decenni come “un posto per vecchi”, diversi trenta-quarantenni sognano davvero di coltivare un orto o anche solo di cambiare spazi e ritmi: vogliono una stanza affacciata sul verde in cui lavorare, parchi grandi e boschi per passeggiare con il cane, un angolo di mare o montagna che non sembri Cortina a dicembre o Gallipoli ad agosto...

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    La chiave è il lavoro da remoto, senza il quale questa scelta non sarebbe praticabile. Nel 2020 questo ha alimentato le fantasie di molti, anche se oggi lo smart working è già molto ridimensionato. Comunque, scorrendo i social, è pieno di giovani adulti (non solo Millennial ma anche Gen.Z) che davvero hanno tagliato il cordone ombelicale con la città e vivono in campagna, nei boschi o in paesini da meno di trecento abitanti.

    Allora è vero? I numeri raccontano davvero una fuga dalle città?

    In Italia le persone continuano a trasferirsi da un Comune all'altro, ma i dati non dimostrano una fuga generalizzata dei Millennials verso la campagna. Secondo l'Istat, nel 2024 i trasferimenti di residenza tra Comuni italiani sono stati circa 1,413 milioni, in calo dell'1,4% rispetto all'anno precedente. Nello stesso periodo, il Nord ha registrato un saldo migratorio interno positivo di circa 47.000 residenti, mentre il Mezzogiorno ha perso circa 52.000 persone per effetto degli spostamenti interni. Questi dati descrivono la mobilità nel Paese, ma non permettono di sapere se siano soprattutto i giovani adulti a lasciare le grandi città per trasferirsi in campagna.

    La distinzione è importante: trasferirsi in un'altra città, spostarsi in un piccolo Comune e scegliere una casa isolata in campagna sono tre cose diverse. Per capire quanto sia diffuso quest'ultimo fenomeno servirebbero dati più specifici, riferiti all'età e alla destinazione dei trasferimenti.

    E poi è utile ricordare che le scelte radicali vanno ben ponderate. Instagram e Tiktok fanno sembrare facile e attraente un cambiamento del genere, ma la campagna non risolve tutto.

    In un piccolo Comune i servizi possono essere più distanti, i mezzi pubblici meno frequenti e l'automobile quasi indispensabile. Se si lavora in presenza, il pendolarismo rischia di sostituire lo stress del traffico cittadino con quello dei lunghi tragitti quotidiani.

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    Anche le relazioni sociali cambiano. Chi ama la vita culturale, i locali, i concerti e la possibilità di incontrare persone diverse potrebbe sentire presto la mancanza della varietà urbana. E vivere in una casa grande comporta costi e lavori di manutenzione che spesso vengono dimenticati nelle fotografie delle abitazioni immerse nel verde.

    Prima di fare il grande passo, quindi, è utile chiedersi che cosa si vuole davvero lasciare e che cosa si spera di trovare. A volte il problema non è la città, ma un lavoro troppo impegnativo, un'abitazione inadatta o una routine che non lascia spazio ad altro. Quindi, per molti, non serve o non basta cambiare luogo di residenza, quanto piuttosto la mentalità.

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