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    Come gestire un compagno "mammone"?
    Il sociologo e psicologo Paolo Crepet stabilisce un identikit dell'uomo "mammone" e insiste sulla necessità di aiutare il partner a diventare adulto, anche coi giusti "no".

    I dati EUROSTAT parlano chiaro: tra i giovani adulti italiani (fascia d'età 18-34) il 67% vive ancora a casa con i genitori. Colpa della crisi economica? Probabilmente. Ma se aggiungiamo che, tra questi, ben 3 su 4 sono maschi?

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    Insomma, è vero che secondo le fonti ufficiali i nostri giovani faticano a raggiungere la completa autonomia finanziaria, la quale arriva solitamente intorno ai 40 anni, ma dobbiamo segnalare la presenza anche di un aspetto psicologico: la difficoltà a tagliare il cordone ombelicale che lega una persona alla propria famiglia di origine, provocandogli difficoltà a lasciare il "nido".

    Esiste infatti una certa percentuale di persone, normalmente composta da maschi giovani o di mezza età, che pur avendo un lavoro e una relazione amorosa non desidera lasciare il tetto domestico. Eterni adolescenti, si potrebbe dire. Ma il fatto è anche culturale, se si pensa alla proverbiale figura della suocera come parte di una specie di triangolo, nel quale si pone come terzo polo in perenne rivalità fisica o ideale con la nuora.

    Il sociologo e psicologo Paolo Crepet ha tracciato un identikit del "mammone 2.0" e ha divulgato alcuni consigli per aiutare il distacco dalla famiglia d'origine e in particolare dalla figura materna. Si tratta di persone tendenzialmente rigide e amanti della routine, poco intraprendenti e poco propensi a imprimere svolte nella loro vita.

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    «Donne, smettete di pensare di poter cambiare gli uomini» ammonisce Crepet: il mammone andrà accettato per com'è e, soprattutto, non ci si potrà illudere di diventare la prima donna della sua vita. Quel posto sarà occupato in eterno dalla mamma, della quale dovrete sopportare le invadenze e l'inevitabilità dell'invito a pranzo domenicale. Questo tipo di uomo tenderà a operare a vita un confronto tra le qualità della sua partner e quelle della madre, mettendo quest'ultima sempre al centro della sua visione del femminile.

    L'unica possibile chiave per la sopravvivenza? Accettare la presenza della suocera, invadenza compresa, e renderla una propria alleata evitando contrapposizioni troppo esplicite. In caso di contrasto, infatti, sarà sempre la suocera a vincere e occorre tenerne conto.

    E con il partner? A volte sarà utile fissare dei paletti, degli "aut aut", perché l'approccio morbido non sempre basterà; occorre inoltre sforzarsi di costruire all'interno della coppia una dinamica adulta, evitando di trattarlo come un bambino (cosa che la madre continuerà invece a fare per sempre).

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    Non tutte le donne riescono a reggere questo tipo di rapporto, così difficile e pieno di bocconi amari da mandare giù. Se riuscirete però a sforzare il partner a rendersi adulto, piano piano le cose potranno migliorare. Occorrono molto amore, molta tenacia e la giusta durezza, ma questa felicità a caro prezzo è sempre possibile.

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