La sociologa Annalisa Tonarelli, dell’università di Firenze, è autrice di diversi studi sull’occupazione femminile nel mondo della digitalizzazione e della pandemia. Tra gli altri temi, ha studiato anche il profilo delle casalinghe moderne. Le sue analisi sono interessanti per capire chi sono e cosa le spinge a scegliere di rimanere a casa anziché dedicarsi a un lavoro di tipo convenzionale.
Le casalinghe italiane odierne, secondo la studiosa, sono piuttosto diverse dalle nostre nonne: per prima cosa, sono giovani e molto qualificate: hanno dai 25 ai 50 anni e spesso sono in possesso di una laurea o addirittura di un master. Tonarelli ipotizza che la scelta di rimanere a casa possa dipendere proprio dal loro grado di istruzione: insoddisfatte dal mondo del lavoro che offre troppo poco rispetto alle loro aspettative, si rendono conto che a casa possono invece trovare forme migliori di appagamento. Questo contrasta l’idea, comune nella società, che la casalinga sia per definizione un soggetto fragile perché ignorante.
La casalinga è una “lavoratrice domestica”, perché il suo lavoro consiste nell’occuparsi dei parenti più piccoli o più anziani, tenere in ordine la casa e svolgere ogni tipo di faccende e commissioni. Ma a volte la scelta di stare a casa non esclude la possibilità di intraprendere piccoli lavori online o di darsi all’autoimprenditoria: molte casalinghe di oggi assecondano le loro passioni, e guadagnano qualcosa, aprendo canali social e blog.
Le donne che corrispondono a questo profilo, quindi, sono convinte che restare a casa e badare ai figli o ai genitori anziani, inseguendo allo stesso tempo sogni personali poco legati al denaro, sia una forma di emancipazione. Questo può apparire controintuitivo, dato che nei decenni e nei secoli passati le battaglie per garantire alle donne la possibilità di lavorare sono state in primo piano nell’ambito del femminismo.
In effetti molte donne sono critiche nei confronti delle casalinghe di oggi: senza l’indipendenza economica, sostengono, cade la possibilità di opporsi a eventuali tradimenti e violenze dei mariti, trovandosi costrette a ingoiare la pillola. Secondo Federica Rossi Gasparrini, presidentessa di Federcasalinghe, occorre invece accantonare l’idea che la scelta di stare a casa sia limitativa per la libertà, l’emancipazione e la felicità delle donne. A ciascuno il suo giudizio.
Forse il lato positivo di questo movimento di giovani casalinghe sta nella rivalutazione dell’esperienza familiare e nella dignità della stessa: oggi sempre più uomini e donne sono portati a considerare l’accudimento un vero lavoro, generatore di valore, e non soltanto un dovere femminile ma una responsabilità condivisa tra entrambi i sessi. Nonostante ciò i “casalinghi” uomini sono proprio pochi, anche perché la maternità è ancora oggi un rischio nell’ottica di mantenere un posto di lavoro spesso a tempo determinato.
Essere casalinghe può sembrare una scelta facile ma non lo è: al di là di ciò che ciascuno pensa, a queste donne va portato rispetto perché non sono solo le attività che generano denaro a essere utili alla collettività. Da più parti si invoca, anzi, un maggiore riconoscimento istituzionale per la casalinga, un soggetto che dovrebbe beneficiare di più aiuti e benefici da parte dello stato.