Immagina di incontrare al supermercato il tuo influencer preferito o in generale il tuo idolo: sicuramente vorrai andare da lui per parlargli, per chiedergli un autografo, per stabilire un qualsiasi tipo di contatto. Per te è naturale farlo perché lo conosci, lo riconosci. Ma in realtà non è così: tu conosci solo ciò che questa persona pubblica sui social o fa vedere di sé sui media tradizionali. Quella che hai con lui (o lei) è una relazione parasociale, un rapporto che può essere anche molto intimo ma è unilaterale e soprattutto “in absentia”.
I primi a descrivere le relazioni parasociali che le persone comuni hanno coi divi sono stati Horton Donald e Richard Wohl, nel lontano 1956. Essi definirono questi legami come “creazione inconscia di uno stretto contatto con un personaggio pubblico, vissuta intensamente”. In pratica le persone si convincono di avere un profondo rapporto coi loro personaggi dello spettacolo preferiti, anche se questi ultimi non le conoscono.
Le relazioni parasociali ci portano a identificarci con la persona ammirata e a provare empatia nei suoi confronti: cosa, quest’ultima, che ci fa percepire la relazione come reale. Più la persona viene seguita attraverso i social o i media tradizionali, più abbiamo l’impressione che il legame si approfondisca. In realtà siamo di fronte a una pseudo-relazione nella quale ci convinciamo di non essere semplicemente “uno del pubblico” ma qualcosa di più (spoiler: non lo siamo).
Ma perché instauriamo le relazioni parasociali? Quando fruiamo di un contenuto su un qualsiasi medium ci convinciamo, inconsciamente, che esso sia stato creato “apposta per noi”. Per quanto possiamo sapere, razionalmente, di essere solo un granello di sabbia nella grande massa dei fruitori, la nostra mente si convince che il contenuto sia in qualche modo personalizzato ed è per questo che ci risuona così tanto.
Gli influencer sanno molto bene cosa sono le relazioni parasociali e quanto possono essere intense ed è per questo che tendono a sfruttarle. Di solito si rivolgono direttamente al pubblico e guardano in camera, facendoci interpretare il loro sguardo come diretto proprio a noi.
Le relazioni parasociali non hanno una durata definita nel tempo: dipendono dall’interesse per questo o quel personaggio e anche dall’età. I bambini tendono ad avere relazioni parasociali con personaggi immaginari, come ad esempio i protagonisti dei cartoni animati; crescendo, si rivolgeranno a nuove relazioni parasociali.
Per un nuovo studio le relazioni parasociali sono talmente intense da essere percepite, secondo molti, come più gratificanti dei “legami deboli”: molti partecipanti hanno riferito di trovare più appagante la relazione con il loro youtuber o creator online preferito piuttosto che quella con i loro colleghi di lavoro. Molti partecipanti hanno anche riferito che sarebbero inclini a cercare supporto emotivo nelle loro relazioni online se dovessero vivere momenti di difficoltà. Insomma, i legami parasociali sono percepiti come validi anche nelle situazioni più difficili: sono in molti a pensare che questo o quel creator, con i suoi contenuti, li abbia “salvati” in un momento particolarmente duro.
In conclusione, per quanto i legami con amici stretti e partner siano fondamentali, dobbiamo riconoscere che le relazioni parasociali hanno un ruolo nel nostro mondo emotivo. Il motivo per cui i personaggi dello spettacolo e i creator sono così apprezzati sta nel fatto che con loro si stabilisce un legame che va oltre il semplice rapporto attore-spettatore, anche se non ci sarà mai un contatto vero nel mondo reale.