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    La tecnica più efficace per combattere i pensieri intrusivi
    I pensieri intrusivi sono un problema che accomuna molte persone. Per questo gli scienziati hanno testato diverse tecniche psicologiche per combatterli, svelando la più efficace.

    Avere pensieri intrusivi non è una passeggiata. Li chiamiamo così perché, come ospiti indesiderati, irrompono nella nostra vita quotidiana, ostacolano le nostre attività, ci privano del sonno, ci tormentano. I pensieri intrusivi sono paure, ipotesi angoscianti o inappropriate, persino istinti pericolosi e autolesivi. E più cerchiamo di non pensarci, più si presentano bene in evidenza nella nostra mente. Ma c’è qualcosa che possiamo fare?

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    Il primo passo per comprendere la forza dei pensieri intrusivi è la definizione dell’effetto rebound. Nel 1987, lo psicologo Daniel Wegner scoprì che quando le persone si sforzano di non pensare a qualcosa finiscono per pensarci ancora di più. Il ricercatore infatti chiedeva a dei volontari di non pensare a un orso bianco, con il risultato che tutti loro finivano per pensarci.

    I neuroscienziati confermano l’osservazione clinica di Wegner: concentrarsi sulla soppressione di un’idea o di un’immagine rafforza la sua “impronta” sul cervello, fortificando ciò che voleva essere eliminato. L’effetto rebound riflette un deficit, una tara della nostra mente. Ecco che gli scienziati si sono messi a studiare possibili strategie pratiche che possano condurre al superamento del problema.

    Uno studio dell’università del Texas ha analizzato diverse strategie possibili contro i pensieri intrusivi, cercando di individuare quale fosse la più efficace. L’esperimento è consistito nel mostrare a dei volontari una serie di immagini, invitandoli a concentrarsi attivamente su di esse per creare un’impronta nella mente. Successivamente, i ricercatori hanno testato tre modalità di eliminazione delle immagini stampate nella memoria. Le tre tecniche erano:

    • Sostituzione: pensare a qualcosa di diverso o concentrarsi su un altro stimolo.
    • Soppressione: impedire attivamente che lo stimolo (l’immagine) si attivi nella coscienza.
    • Liberazione della mente: svuotare la mente con tecniche come la meditazione.

    Tutte e tre le tecniche si sono dimostrate valide, ma in modo diverso. La sostituzione e la liberazione della mente funzionano bene quando si ha bisogno di liberarsi velocemente di un pensiero intrusivo. Questo non impedisce, però, che il pensiero rimanga latente ed affiori più tardi.

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    La tecnica della soppressione richiede tempi più lunghi e un maggior lavoro, però funziona meglio, con risultati più duraturi. Il problema è imparare a sopprimere i pensieri negativi senza cadere nell’effetto rebound.

    Per sopprimere efficacemente immagini e pensieri è stata elaborata la tecnica “think/no think”. Si tratta di un vero e proprio allenamento per la mente, che si esercita a inibire i pensieri indesiderati. La tecnica funziona così:

    1. Individuare un pensiero problematico del quale ci si vuole liberare.
    2. Trovare uno “spunto”: un oggetto fisico, un’immagine, una parola, ecc. Questo spunto deve essere associato al pensiero intrusivo, richiamarlo.
    3. Esercitarsi mentalmente nel correlare il pensiero allo “spunto”: rievocare il pensiero ogni volta che si ha lo “spunto” davanti.
    4. Sopprimere: in una fase successiva, ogni volta che il pensiero si presenta bisogna fermarlo e concentrarsi invece sullo “spunto”. Non si tratta di cercare di pensare a qualcos’altro di generico, ma di bloccare l’insorgenza del pensiero indesiderato.

    Mettere in pratica questa tecnica non è facile, perché pochi di noi sono abituati a controllare i propri pensieri. È necessario molto esercizio ma ne vale la pena, specialmente quando un pensiero intrusivo si ripresenta nel tempo e arriva a inficiare la vita quotidiana.

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