Per anni il modello di madre ideale è sembrato uno solo: sempre presente, sempre paziente, sempre organizzata. Una donna capace di conciliare lavoro, figli, casa, relazioni e, possibilmente, anche una buona forma fisica.
Negli ultimi tempi, però, si sta facendo strada un'idea diversa. Sui social qualcuno le chiama "mamme Beta", in contrapposizione alle cosiddette “mamme Alpha”, perfette ma un po’ irrealistiche.
Le mamme Beta sono una versione più umana di genitrici: meno concentrate sulla perfezione e più disposte ad accettare che educare un figlio significhi anche improvvisare, sbagliare e cambiare idea. L'idea di fondo ha una certa carica eversiva rispetto a un canone soffocante, ma in realtà il concetto non è nuovo.
Già negli anni Cinquanta il pediatra e psicoanalista Donald Winnicott parlava della "madre sufficientemente buona" (good enough mother). Secondo Winnicott, i bambini non hanno bisogno di un genitore perfetto ma di una figura che risponda ai loro bisogni in modo abbastanza affidabile, pur commettendo inevitabilmente errori.
Non solo gli errori non sono tragedie, secondo Winnicott, ma fallimenti e imperfezioni possono aiutare il bambino a sviluppare gradualmente autonomia e capacità di adattamento.
È una prospettiva molto diversa da quella che emerge sui social, almeno sui profili delle “trad wife” americane e su quelli delle mamme-influencer nostrane. Sui loro feed assai curati, nei loro video studiati e sovente sponsorizzati, la vita quotidiana e l’educazione sono senza un cedimento: alimentazione impeccabile, giochi rigorosamente educativi, attività extrascolastiche, tempo di qualità, vacanze perfette e compleanni memorabili. In un mondo in cui tutto è performance, la maternità lo è più di ogni altra cosa, almeno stando a guardare i modelli che vengono proposti.
Ci sono rischi? Assolutamente sì. Alcuni studi hanno osservato che inseguire standard genitoriali eccessivamente elevati può essere associato a livelli maggiori di stress, senso di colpa e perfezionismo. Non è impegnarsi che fa male, ma l'idea di non poter mai sbagliare può diventare una fonte di pressione eccessiva della quale risente anche il bambino.
Le cosiddette "mamme Beta" seguono il percorso opposto, facendo dell’imperfezione un vessillo. Esse accettano che qualche cena possa essere improvvisata, che il soggiorno non sia sempre in ordine, che un pomeriggio davanti a un cartone animato non comprometta lo sviluppo del bambino e che chiedere aiuto non rappresenti un fallimento.
Le mamme più perfezioniste diranno che si tratta di persone trascurate, ma non è vero. C’è differenza tra abbandonare emotivamente un figlio, nutrirlo solo con cibo spazzatura e non aiutarlo coi compiti e smettere di fare finta di essere infallibili.
I bambini sono molto attenti ai comportamenti degli adulti e imparano più dal loro agito che dalle loro parole. Secondo alcuni, un genitore che si concede di essere imperfetto trasmette, forse senza accorgersene, un messaggio importante: sbagliare non significa essere inadeguati.
Molte madri si sono stancate dell'idea di dover dimostrare continuamente qualcosa. Più che aspirare a essere perfette, vorrebbero semplicemente essere presenti, sufficientemente serene e abbastanza disponibili per i propri figli.
E, probabilmente, è proprio quel "abbastanza" che rende questo modello così rassicurante. È la “madre sufficientemente buona” di Winnicott che prende forma, con probabili benefici per la crescita psicologica dei figli.
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