La chirurgia estetica è la branca della medicina più controversa. Tra favorevoli e contrari c’è spesso diatriba e circolano molti falsi miti su cosa sia e cosa comporti.
Quella che chiamiamo oggi chirurgia plastica ha origini molto remote. Gli studiosi hanno scoperto che già nel 1500 a.C gli egizi praticavano i trapianti di tessuti. Ma ancora prima, a partire dal 2500 a.C, in India esistevano pratiche ricostruttive esercitate su nasi, orecchie e labbra. Nella società di allora alcune azioni (adulterio, furto) erano punite con mutilazioni fisiche e la chirurgia cercava di rimediare a questi danni. Nel Medioevo la chirurgia estetica cadde in disuso e venne riscoperta solo molto più tardi. Il vero boom arrivò in età contemporanea, con la scoperta degli anestetici. La prima guerra mondiale creò una grande domanda di interventi chirurgici (in particolare maxillofacciali) per ridare dignità ai soldati sfigurati. Dopo la seconda guerra mondiale si inaugurò una stagione estremamente prospera, che ha preparato il terreno per il massiccio utilizzo di oggi.
La differenza principale tra la contemporaneità e il passato è che un tempo la chirurgia serviva a “riparare”, mentre oggi è utilizzata spesso per “migliorare”. Questo ha generato un certo stigma morale e ha contribuito a diffondere falsi miti. Sfatiamo dunque alcuni dei principali:
Non è vero che basta mettersi sotto i ferri e affrontare qualche settimana di recupero per avere un corpo da sogno. Molti interventi, specialmente quelli per perdere peso, richiedono un mantenimento costante fatto di sana alimentazione ed esercizio fisico.
La chirurgia non è per tutti. Bambini e adolescenti devono essere sottoposti a interventi solo in casi di estrema necessità (i genitori possono essere d’accordo, ma un medico può rifiutarsi). Anche per gli adulti vengono valutati elementi come lo stato di salute generale, la forza di volontà e la capacità di assumersi responsabilità.
Moltissimi interventi non vengono fatti per questioni di vanità ma per correggere malformazioni congenite, guarire da un trauma o affrontare postumi di malattie. Anche la chirurgia estetica, come altre branche della medicina, ha l’obiettivo di salvaguardare la salute (fisica e psicologica) del paziente.
Molte persone soffrono perché non hanno il corpo che vorrebbero e pensano che la chirurgia possa aiutarle. Questo è certo, ma l’intervento da solo non basta. Se non si cambia mentalità e non si lavora sull’autostima il cambiamento estetico non sarà risolutivo.
Molte persone che si rifanno sono consapevoli ed equilibrate e desiderano migliorare i loro lineamenti senza strafare. Lo fanno per se stesse, non per piacere agli altri. L’assioma “le persone rifatte sono insicure” non si adatta alle mille sfumature della realtà.
Sottoporsi a un intervento non significa automaticamente essere dei perfezionisti. Molte persone non chiedono grandi cambiamenti, bensì piccoli aggiustamenti che diano più armonia al loro fisico. I bravi chirurghi educano le persone a coltivare aspettative realistiche.
Molti vip passano da un intervento all’altro stravolgendo i loro connotati. In effetti la dipendenza dalla chirurgia esiste, ma non è vero che sia frequente. La stragrande maggioranza delle persone sceglie di fare un solo intervento nell’intero arco della vita.
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