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    A volte non è ansia, ma solo rabbia repressa
    Molte persone che riferiscono un vissuto d’ansia sono in realtà vittime di una cultura che insegna a reprimere la rabbia e non a gestirla.

    L’ansia: l’abbiamo provata tutti almeno una volta nella vita e certamente non è piacevole. Quella paura che ci attanaglia, quell’agitazione che ci corrode, quel sentirci tutti gli sguardi addosso e quel temere il peggio… Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità l’ansia cronica è il disturbo mentale più comune, poiché colpisce il 4,4% della popolazione.

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    In quest’ultima informazione c’è un dato che forse hai notato: sì, l’ansia colpisce davvero tantissime persone nel mondo ma questa percentuale, 4,4%, potrebbe sembrarti un po’ bassina. Un motivo c’è: spesso le persone che vanno in terapia e riferiscono un vissuto d’ansia non sono davvero clinicamente ansiose, ma nascondono altro.

    Alcuni osservatori pensano che a volte l’ansia sia in realtà rabbia repressa. Fin da bambini ci è stato insegnato a “stare buoni” e non compiere azioni che potrebbero infastidire o danneggiare gli altri. Ci è stato insegnato a reprimere la rabbia, piuttosto che gestirla. Ed è un problema perché questa emozione non passa semplicemente trattenendosi.

    Ma cosa ha in comune la rabbia con l’ansia? Sorprendentemente, da un punto di vista fisiologico queste due espressioni sono simili, perché attivano le stesse aree del cervello. Parliamo in particolare del sistema nervoso simpatico. Sia la rabbia che l’ansia aumentano il battito cardiaco e pongono in uno stato di allerta, preparando il corpo alla risposta “attacca o fuggi”. La vera differenza tra rabbia e ansia è che la rabbia spinge verso l’esterno, attivando una risposta nei confronti degli altri, mentre l’ansia spinge verso l’interno, portando al rimuginio o al timore anticipatorio.

    L’ansia diventa quindi come una trappola, perché la potente energia psichica che l’attiva viene bloccata “dentro”.

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    Diversi studi scientifici svolti in importanti università confermano che la repressione delle emozioni non è una pratica positiva: l’attivazione mentale infatti non svanisce, anzi, si intensifica. In particolare, i tentativi di reprimere la rabbia portano a un aumento dell’irritazione e a una più forte percezione del dolore. Possono essere presenti irrigidimenti muscolari, stanchezza mentale e la sensazione di essere sempre in allerta. Secondo molti psicologi e secondo un importante studio dell’università di Tokyo, il profilo tipico di tante persone che riferiscono ansia è quello di soggetti sempre remissivi e accomodanti, che però interiorizzano alti livelli di rabbia.

    Non tutta l’ansia deriva dalla rabbia, naturalmente. L’ansia “pura” esiste e va trattata, anche con i farmaci. Ma il lavoro dello psicoterapeuta consiste nel compiere un discrimine tra l’ansia in quanto tale e l’ansia che deriva dal contenimento sbagliato delle emozioni negative.

    Imparare a gestire la rabbia senza reprimerla e senza diventare aggressivi è un lavoro complesso che può richiedere molte sedute psicologiche e anni di pratica individuale. Vale però la pena di compiere questo percorso per essere finalmente liberi dalla morsa paralizzante dell’ansia.

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