Si sa che le prestazioni corporee (il cosiddetto “picco fisico”) toccano il loro apice tra i 25 e i 35 anni: è l’età in cui si è completamente sviluppati, vigorosi, forti. Ma quando parliamo di mente, qual è l’età in cui si dà il meglio?
Una credenza diffusa sostiene che il picco delle prestazioni mentali si collochi in giovanissima età. I ragazzi che vanno a scuola sono, in effetti, molto bravi ad assorbire nuove informazioni: acquisiscono competenze, imparano lingue, riescono a memorizzare una quantità di concetti di materie diverse, tutte cose che a chi è più grande risultano meno facili. Sembra in effetti che le attività intellettive di base (capacità di ragionare, ricordare ed elaborare velocemente le informazioni) peggiorino già dopo i 25 anni. Ma…
Un nuovo studio, che ribalta queste convinzioni, è arrivato a sostenere che in realtà ci sia un altro picco, molto importante, tra i 55 e i 60 anni: è il momento in cui il funzionamento psicologico complessivo tocca il suo massimo.
Gli autori dello studio hanno analizzato lo sviluppo di 16 diversi tratti psicologici, tra cui l’intelligenza emotiva, la velocità di elaborazione e i cosiddetti “big five” della personalità (estroversione, stabilità emotiva, coscienziosità, apertura mentale e amabilità). Sono giunti alla conclusione che molti di questi tratti brillano oltre i 50 anni, altri addirittura dopo i 70.
In particolare la coscienziosità si manifesta appieno intorno ai 65 anni, la stabilità emotiva verso i 75, mentre la capacità di prendere decisioni autonome sfuggendo ai bias cognitivi è al massimo a 80 anni. In generale, parlando di funzionamento psicologico complessivo, il vero e proprio apice si colloca tra i 55 e i 65 anni, età dopo la quale si assiste a un certo declino.
Se ci pensiamo, la storia è piena di artisti e pensatori che hanno creato opere eccellenti dopo i 50 anni. Ad esempio Beethoven ha composto la sua Nona a 53 anni, Monet ha dipinto le Ninfee in un periodo della vita tra i 60 e gli 80 anni, Kant ha scritto la Critica della ragion pura a 57 anni.
Nel mondo di oggi, vediamo spesso gli ultracinquantenni impegnati in ruoli di leadership a livello aziendale o politico. È chiaro che possono raggiungere queste posizioni seguendo un “cursus honorum” che non si può scalare entro i 30 anni. Ma tenendo fede ai risultati di questo studio, il motivo per cui eccellono risiede anche nel pieno sviluppo delle loro prestazioni psicologiche.
È molto triste notare che i cinquantenni disoccupati fanno fatica a reinserirsi nel mondo del lavoro, quando possiedono in realtà capacità preziose che andrebbero valorizzate. C’è la necessità di rivedere il modo in cui le aziende selezionano il personale, tenendo conto delle straordinarie capacità di chi ha più di 50 anni.
Voi cosa ne pensate?
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