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    Parli spesso degli altri? Queste sono le cause per cui lo fai
    Secondo la psicologia, le persone un po’ “pettegole” hanno delle motivazioni profonde.

    Secondo uno studio della Vrije Universiteit di Amsterdam, due terzi delle nostre conversazioni ruotano intorno a persone non presenti. Parlare degli altri è un’abitudine naturale, ma ci sono persone che lo fanno moderatamente e altre che invece ruotano sempre intorno a questo asse. Discutere continuamente di persone non presenti non è un atteggiamento neutro, ma nasconde interessanti significati psicologici. Vediamo quali:

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    • Parlare degli altri può celare un’insoddisfazione per la propria vita

    Nessuno ha un’esistenza perfetta, ma alcune persone sentono di non corrispondere per niente agli standard che vorrebbero. Anche se apparentemente stanno bene, la verità è che continuano a sfuggire alla loro vita. E come la occupano? Parlando degli altri, ossia spostando l’attenzione. Il pettegolezzo nasconde molto spesso un vuoto emotivo, che andrebbe indagato e affrontato. Continuare a sviarsi è una “scusa” per non prendere in mano la vita e trasformarla inseguendo i propri sogni.

    • Parlare degli altri è un modo per non esporsi e non sfidarsi

    Criticare gli altri per i loro errori può essere un modo per non mettersi in gioco. Parlare del conoscente che ha creato un’impresa e ha fallito consente di liberarsi la coscienza da un peso: “Ecco perché non cambio il lavoro che odio. Sono giustificato e non mi devo sentire in difetto”. Questo spinge a restare in uno stato di inazione che può trasformare la vita in una palude. La persona non si sfida, semplicemente si lascia esistere. Questo può essere causa di grandi rimpianti se ci si guarda indietro.

    • Parlare degli altri può coprire l’imbarazzo, aiutando a sentirsi accettati

    Niente come il gossip unisce le persone. Chi in mezzo a una tavolata inizia a parlare di persone non presenti cattura subito l’attenzione, diventa il centro della scena. Commentare le azioni altrui è innegabilmente interessante e, secondo tantissimi studi, ha la funzione essenziale di cementare il gruppo. Chi si sente in imbarazzo, impacciato, intimidito o non pienamente accettato potrebbe usare il pettegolezzo come arma per farsi includere di più.

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    In sostanza, incentrare le conversazioni su terzi nasconde un dolore, che può essere relativo ma anche molto grande. Per questo il nostro consiglio è, proprio in questo momento, di fermarsi un attimo e fare mente locale: “Potrei essere io quella persona che parla sempre degli altri?”. Se la risposta è sì, ecco un’altra domanda: “Che cosa sto cercando di nascondere a me stesso?”.

    Quando il gossip segnala un’insoddisfazione per la propria vita, occorre fare un percorso interiore per prendere coraggio: è un peccato vivere da disillusi, evitando di tentare, di sentire, di sognare. Quando i commenti sugli altri sono un modo per non sfidarsi, è il momento di vivere qualche nuova emozione: non si tratta di strafare né di scommettere, ma di muovere qualche passo oltre la zona di comfort. Se il pettegolezzo nasconde la paura di non essere accettati, è sensato fare qualche riflessione: “Davvero le persone con cui esco sono positive? È il gruppo per me?” oppure: “Come posso abbandonare la timidezza per essere davvero me stesso, senza maschere?”.

    Parlare degli altri, anche ogni tanto in modo velenoso, non è segnale di un carattere antipatico. È un cerotto che copre una ferita, la quale ha bisogno di respirare per guarire.

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