Ignorare i vocali lunghi: un’inconsapevole autodifesa psicologica
Se non amate i messaggi vocali e preferite ignorarli probabilmente non siete pigri, ma state evitando una forma di sovraccarico.
Ricevete spesso messaggi vocali tanto lunghi da essere quasi dei podcast? Immagino che non li amiate particolarmente. Su questo siete in buona compagnia.
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Il problema dei messaggi vocali è il seguente: sono di fatto chiamate mascherate. Molte persone non amano stare al telefono nel modo tradizionale, intrattenendo discussioni reali, ma preferiscono una strategia indiretta. Il problema è che questa comunicazione finisce per diventare più lunga ed energeticamente più impegnativa della telefonata classica. Una chiacchierata che potrebbe durare mezz’ora può estendersi lungo tutto un pomeriggio.
Mandare un vocale richiede relativamente poca energia mentre l’ascolto è più impegnativo, specie se il messaggio è molto lungo. Per questo tante persone scelgono sistematicamente di ignorare i vocali che durano più di due minuti. Non è pigrizia: è un’inconsapevole autodifesa psicologica.
Ignorare i vocali:
- Riduce lo stress da sovraccarico comunicativo. Ogni giorno siamo esposti a decine di notifiche e la nostra pazienza può rischiare di esaurirsi. Un vocale lungo impone di processare molte informazioni e per questo il cervello lo recepisce come “eccessivamente pesante”.
- Allontana la “paura” di contenuti pesanti. I vocali lunghi solitamente veicolano informazioni complesse o emotivamente dense. Ignorandoli la nostra mente cerca di proteggerci da un’intensità che in un dato momento non ci possiamo permettere.
- È una piccola ribellione. Chi manda vocali in continuazione invade il nostro tempo, un tempo che molto spesso è dedicato ad altre attività che richiedono presenza mentale.
- Può nascondere un desiderio di maggiore spontaneità. Di frequente chi ignora i vocali cerca di portare l’interlocutore verso una comunicazione più immediata.
- Può nascondere un interesse relativo nei confronti di una persona alla quale non si ha voglia di dedicare troppo tempo.
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Le comunicazioni umane sono sempre una sorta di negoziazione. Ognuno fa la sua parte e si alterna nel richiedere spazio. Chi sceglie di non ascoltare sempre riporta la bilancia verso se stesso.
E se proprio si deve rispondere?
- Si può inventare una scusa (“non posso ascoltare”) e chiedere all’altro di essere più sintetico, scrivendo un messaggio di testo.
- Si può impostare la velocità di riproduzione in 2x.
- Si può rivendicare il diritto di non rispondere subito. La comunicazione virtuale, diversa dalla chiamata classica, nasce per concedere un tempo sfasato, senza imposizione di continuità. È bene ricordarlo a se stessi e agli altri: se è urgente, meglio una telefonata.
È comprensibile che i vocali continui (e lunghi) generino ansia o fastidio. Non c’è niente di male. E non è “netiquette” proporre all’interlocutore di cambiare stile comunicativo. La tecnologia ci consente di variare il modo in cui ci interfacciamo a distanza: se proprio non amate una certa modalità, non c’è niente di male nel dirlo.
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