• Feed
  • Magazine
  • Online ora
  • Ricerca
  • Email
  • Chat
  • Visite
  • Voti
  • Amici
  • Lista nera
  • Nuovi iscritti
  • Ultimi accessi

  • Accesso Aree Riservate
  • Mia Area
  • Aree altri utenti

  • Mio Profilo
  • I miei post
  • La mia scheda
  • Mie foto pubbliche
  • Mie foto riservate
  • Mio partner ideale
  • Miei avvisi
  • Mio account

  •  
  • Condividi Nirvam
  • Esci


  • Contattaci
    Consigli utili
    Condizioni d'uso
    Privacy Policy
    Cookie Policy

Chiudi
Annulla Confermo
Notifiche ai Post
    Chi inizia tante cose e non le termina mai ha un motivo psicologico segreto
    Chi apre tante parentesi le quali non diventano mai cerchi porta con sé un peso ma anche un dono.

    Quanti corsi di laurea disertati, quante lezioni di inglese mollate, quante iscrizioni in palestra che non vengono utilizzate… a tutti è capitato di lasciare interrotto qualcosa. Ma se stai leggendo questo articolo, se ti interessi al tema, è probabile che questi stop nella tua vita siano frequenti. Hai la sensazione di iniziare tante cose e non finirne nessuna e ciò ti tormenta. I sensi di colpa sono quasi inevitabili. L’impressione di non andare da nessuna parte genera angoscia e magari, dall’esterno, piovono pure accuse di mancanza di volontà. Ma sai che potrebbe esserci una causa psicologica profonda (e non è pigrizia)?

    Link sponsorizzato

    Tieniti forte. È probabile che se inizi mille cose e non ne termini una tu sia un gran perfezionista. Sì, esatto. Le persone che svolgono linearmente dei percorsi, dall’inizio alla fine, accettano rischi che potrebbero intaccare l’autostima. All’inizio, nessuno è capace; nello svolgimento si verificano battute d’arresto e a volte si torna indietro; spesso, pur progredendo, il traguardo si sposta sempre una spanna più in là. I risultati poi sono altalenanti e quando occorre esibirli (anche solo a un personal trainer, a un insegnante o a un capo) potrebbe innescarsi la vergogna.

    I perfezionisti hanno paura di tutto questo. Se ciò che iniziano non è immediatamente perfetto scatta subito l’ansia. Pretendendo così tanto da se stessi, possono finire per abbandonare pur di non provare vergogna per risultati poco all’altezza.

    Tutto ciò diventa un problema se spegne la passione per cose che potrebbero rendere la vita più colorata. L’ansia da prestazione è una cattiva consigliera quando provoca condotte di evitamento. Ogni progetto, pure entusiasmante all’inizio, finisce nel cassetto e il senso di insoddisfazione peggiora, intaccando l’autostima anche più di quanto farebbe qualche piccolo fallimento.

    Ma chi inizia e mai finisce, a differenza del “perfezionista-tipo”, ha un dono: quello dell’entusiasmo. Non si limita a rimanere tranquillo nella zona di comfort, cerca invece continuamente di forzarla. Il fatto che spesso non ci riesca non significa che le possibilità non ci siano. Esistono persone con poche passioni (cosa onorabilissima) e poi esistono i cosiddetti multipotenziali, che hanno interessi e talenti diversificati. Sono proprio i multipotenziali che spesso abbandonano progetti in corso (stavolta per una causa diversa: sono attratti da troppe cose). La capacità di vivere forti passioni, o comunque degli entusiasmi, è centrale in un mondo dove la temperatura emotiva tende sempre ad appiattirsi.

    Link sponsorizzato

    Cominciare a “chiudere i cerchi” non è semplice e richiede un grande sforzo cognitivo. Premettendo che non tutto ciò che si inizia deve per forza finire, ci sono alcuni trucchi che possono aiutare:

    • Fissare traguardi piccoli o piccolissimi: terminare un capitolo anziché un libro; dare solo un altro esame prima di rinunciare agli studi.
    • Celebrare ogni passo: in generale non si dà abbastanza importanza alle feste, se non quelle comandate. Invece ogni traguardo nella vita, anche relativo, merita la sua piccola celebrazione. Può essere un caffè, una coccola, un aperitivo speciale. Indire una festa tra amici per aver preso una certificazione di inglese non è un’esagerazione, anzi, può diventare un insegnamento per tutti.
    • Parlare delle proprie difficoltà e chiedere aiuto se possibile: chi ha problemi all’università può rivolgersi a un tutor, e questo è un esempio semplice. Ma anche chi sta per mollare l’allenamento in palestra può prendersi un minuto per parlare a cuore aperto con il personal trainer. In generale, ci vergogniamo troppo quando dobbiamo chiedere aiuto. Impariamo a scardinare questa abitudine. Avere accanto una “squadra” riduce di molto il rischio di abbandono precoce. Non è drammatico dire: “Non vedo risultati e mi sto scoraggiando”. Le persone capiranno e non giudicheranno.
    ARTICOLO GIORNO
    PRECEDENTE
    ARTICOLO GIORNO
    SUCCESSIVO
    RACCOMANDATI PER TE
    6 punti chiave per combattere la disinformazione
    Accordarsi nel disaccordo: un piccolo manuale di litigio
    Quando controllare il profilo dell’ex diventa un’ossessione


     Commenti
    Accedi o Registrati per inserire commenti e valutazioni.
    Replica:
    Per piacere inserisci un commento
    Grazie per aver immmesso il tuo commento!
    Il commento verrà validato dai moderatori e poi pubblicato
    Grazie per aver immmesso il tuo commento!
    Il commento verrà validato dai moderatori e poi pubblicato
    Vai ad inizio pagina