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    Le ragioni di chi tende a evitare lo sguardo altrui
    Il contatto visivo è un mezzo di comunicazione potentissimo ma alcune persone faticano a sostenerlo, specialmente quando vivono emozioni particolari.

    In molti Paesi asiatici guardare negli occhi determinate persone, specialmente i superiori, è considerato un comportamento maleducato. Nel mondo occidentale, invece, sostenere lo sguardo è interpretato come un valore: comunica franchezza, sicurezza in sé, ascolto, attenzione, intimità. Ecco perché chi ha lo sguardo sfuggente viene giudicato negativamente: può sembrare distratto, bugiardo o maleducato. Ma non sono pochi quelli che pur volendo entrare in relazione faticano a guardare negli occhi. Non solo le persone autistiche, ma anche le persone neurotipiche lo fanno.

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    La fatica nel contatto visivo può avere diversi significati. Esploriamone alcuni.

    • Ansia sociale: guardare negli occhi l’interlocutore, per chi è in uno stato d’ansia, può essere molto difficile. Il battito cardiaco aumenta e l’emozione diventa ardua da gestire fino ad arrivare al sovraccarico. La paura è spesso ambivalente: si teme che lo stato d’ansia verrebbe scoperto se l’altro potesse “leggere” il proprio volto e allo stesso tempo si ha paura di notare segni di rifiuto e giudizio negli occhi della persona con cui si parla. Ecco perché gli occhi diventano sfuggenti: è un tentativo di autoprotezione.
    • Desiderio di privacy emotiva: in certe circostanze le persone non guardano negli occhi non per disinteresse, ma perché desiderano tenere per sé le proprie emozioni più profonde. Quando un dialogo diventa pesante, sfuggire con lo sguardo significa evitare che l’interlocutore acceda al contenuto espresso dal linguaggio non verbale. Si pensa che gli occhi siano lo specchio dell’anima ed effettivamente è così. Alcuni adottano questo comportamento anche con gli sconosciuti, perché lo sguardo diretto è considerato troppo intimo.
    • Stress: lo sguardo reciproco è fortemente attivante e a volte in giornate di stress lo si evita inconsapevolmente. In questo caso è un tentativo inconscio di ridurre il sovraccarico.
    • Effettiva distrazione: abbiamo detto che chi non guarda non sempre è distratto ma in alcuni casi può essere vero. Capita che l’attenzione sia fluttuante in alcune giornate, anche se si vorrebbe rimanere attenti.
    • Spettro autistico: lo abbiamo nominato prima. Alcune persone autistiche hanno difficoltà nel mantenere il contatto visivo perché il loro modo di processare le informazioni è diverso. Molti autistici affermano di non riuscire a concentrarsi se sono costretti a guardare negli occhi l’interlocutore.
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    Nella nostra cultura il contatto visivo è considerato estremamente importante nella comunicazione. Senza accorgercene tutti leggiamo, oltre alle parole, il linguaggio non verbale delle persone con cui parliamo. Molti dei comportamenti non verbali sono leggibili sul viso: il modo di muovere la bocca, l’espressione degli occhi, l’aggrottamento della fronte… ma anche non guardare è, in fondo, una forma di comunicazione. Esprimere stanchezza, ansia, riservatezza, stress con il movimento degli occhi è un modo di restare in relazione comunque comprensibile e degno, anche se socialmente poco accettato.

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