Secondo un recente sondaggio della piattaforma di psicologia Unobravo, il ghosting è un fenomeno diffusissimo. Addirittura il 60% dei single italiani lo avrebbe subito, il che significa numeri da capogiro. Il 47% degli intervistati, inoltre, ha ammesso di aver ricorso a questo sistema con potenziali partner.
È noto che le persone tendono a ripetere pattern relazionali che purtroppo a volte sono malsani. Ad esempio, alcuni potrebbero trovarsi di continuo dentro relazioni abusanti, scegliere partner sempre freddi, cadere in dipendenze emotive. Il caso del ghosting però è diverso: a subirlo regolarmente è una grande quantità di persone e stavolta non è materiale da analizzare in psicoterapia. È purtroppo la nuova norma, un comportamento quasi socialmente accettato.
Chi “ghosta” spesso non ha cattive intenzioni, ma è animato da una sorta di ansia: teme il confronto, non riesce a spiegarsi, non si apre e preferisce sparire piuttosto che mettersi in una situazione scomoda. Dire cose come: “Non mi prendi davvero”, “Penso di non voler continuare la frequentazione”, “Sono preso da altro” suona estremamente scortese se non crudele. Certo, si possono trovare parole migliori, approfondire il discorso, usare delicatezza. Ma piuttosto che addentrarsi in questo ginepraio si preferisce semplicemente sparire, cosa che sembra più elegante ma non lo è.
Chi viene respinto tramite parole di rifiuto può sentirsi umiliato, intaccato nell’autostima e sinceramente deluso. Il problema è che, secondo i sondaggi, gli stessi sentimenti sono vissuti da chi subisce il ghosting. Reagire a un rifiuto è sempre difficile, ma pare che se c’è un confronto reale sia più facile superare i sentimenti negativi. Chi si trova ignorato all’improvviso da una persona che smette di rispondere a messaggi e chiamate può incorrere invece in pensieri ossessivi che lo spingono a cercare le cause del gesto inaspettato, tormentandosi per giorni.
Per superare il ghosting il primo passo è accettare che il silenzio dell’altra persona è già una risposta. Non serve rincorrere chiarimenti infiniti: chi vuole restare resta, e questa è una realtà scomoda ma vera. Concedersi di provare delusione e rabbia è sano, perché giudicarsi per le proprie emozioni non aiuta a ricostruire brandelli di anima strappati. Anzi, ignorare le emozioni le rende solo più pesanti.
È necessario imprimersi bene nella mente che venire ignorati o lasciati di colpo non è una colpa. Il ghosting parla soprattutto dei limiti comunicativi di chi lo mette in atto, non del proprio valore. Un possibile modo per chiudere il cerchio è scrivere un messaggio finale al “fantasma”, anche senza inviarlo: è un modo per concludere simbolicamente il dialogo rimasto in sospeso.
Infine una parte del processo è riportare tutta l’attenzione su se stessi. Riprendere abitudini che fanno stare bene, frequentare amici, dedicarsi a nuovi interessi non è una semplice distrazione ma parte fondamentale della guarigione.
Subire ghosting non è un’esperienza rara, ma ciò non significa che sia meno doloroso. Può essere però un’occasione per fare il punto su ciò che si desidera davvero in una relazione: presenza, rispetto, coerenza. Trasformare l’assenza subita in un criterio per scegliere meglio chi merita il proprio tempo trasforma la delusione in occasione. La persona giusta arriverà.
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